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La Costituzione più bella del mondo

Scritto da Ruggero DI GIOVANNA. Postato in Uomo sociale

Si dice che la Costituzione Italiana sia una delle più belle, se non la migliore. Si sprecano i complimenti a iosa che ogni patriota, anche completamente ignorante, rivolge a questa carta del 1948. Ovviamente questo succede solo in Italia. Sembrerò forse controcorrente ma, a me, questo insieme di leggi, per alcuni aspetti mi pare in linea con il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo quasi globalmente accettati nell’universo occidentale, per molti altri mi appare scritta con superficialità, volendo essere fiducioso nell’assoluta  onestà e trasparenza dell’Assemblea costituente (colei che scrisse la Costituzione). Vediamo nello specifico cominciando proprio dal primo articolo, di cui conosciamo un po’ tutti almeno la prima metà. E non abbiate paura, non passerò al setaccio tutti gli altri articoli, c’è parecchio da dire già solo sul primo.

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. (comma 1)

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.(comma 2)”

L’Italia è innanzitutto una repubblica. Originariamente questo termine è stato creato per differenziare la monarchia (o simile) da ciò che non lo è. Con il tempo questo termine ha guadagnato un significato molto differente, per fortuna; altrimenti affermare che l’Italia è, letteralmente, cosa di tutti (da res=cosa e pubblica=di tutti), suona storto a molte orecchie, anche le più anarchiche.

Oggi repubblica vuol dire che l’organo che governa lo Stato è eletto da un altro organo, e non come nella monarchia deciso da un’abitudine ereditaria o nespotica. Nella fattispecie in una repubblica democratica è il popolo a eleggere l’organo atto a stabilire il governo (da demos=popolo e cratia=potere). E fino a qui i nostri padri costituenti non hanno faticato molto: l’Italia è uno Stato in cui il governo è eletto direttamente o indirettamente dai cittadini. In seguito, questo Stato è fondato sul lavoro. Ho riflettuto molto a lungo su questa frase e, nonostante ciò, mi chiedo che cosa avessero in testa i costituenti. Uno Stato è fondato su tante cose: su un popolo, un territorio, sulle leggi, i rapporti nazionali e internazionali, i prodotti, et cetera et cetera. Ma cosa vuol dire che sia fondato sul lavoro rimane un mistero forse inelucidabile. In realtà possiamo cercare di trovarne le ragioni. La Costituzione venne decisa nell’immediato dopoguerra (1946-1948) ed è sicuramente figlia del mostro marziale. Era un periodo dove la devastazione copriva l’intero paese e una depressione economica e morale sconvolgeva la vita dell’intero popolo. Una decadenza ineluttabile aveva strappato ogni speranza al cammino evolutivo dello spirito etico dell’essere umano. Ogni valore era andato perduto, soprattutto per il fatto che si era più occupati a trovare un pezzo di pane per sopravvivere che un pezzo di carta per cui vivere. La sociabilità era spezzata. I sani rapporti tra i cittadini sono molto importanti per la solidità di una Nazione. Una famiglia senza più uno Stato papà ad occuparsene, senza sostegno materiale e senza quello spirituale poteva trovare un freno a tale discesa nella degradazione in qualcosa che potesse ricostruire dei rapporti sociali nutrienti e allo stesso tempo che potesse fornire un benessere materiale. Questo qualcosa era appunto il lavoro. Allora, gli idealisti dalle corte vedute immaginavano il lavoro come più importante fonte di coesione sociale e di forza di una Nazione. Questo è uno dei motivi che spinse i più gentili tra i padri costituenti a inserire la famigerata frase niente meno che nel PRIMO articolo della Costituzione.

L’Italia aveva bisogno di una ricostruzione e per questo aveva bisogno di lavoratori. Produrre lavoro, secondo la teoria, dava allo stesso tempo una ripresa economica, una ripresa sociale e non ultimo per merito un rafforzamento dell’impegno nazionalistico e del senso di appartenenza alla Nazione. Esplorando meglio le ragioni dell’Assemblea costituente si potrebbe scoprire che l’inserimento dell’argomento sul lavoro, che in origine era proposto come lavoratori, era di origine filo-comunista, in un tempo in cui il comunismo era ancora molto, vedi troppo, legato alle esperienze totalitarie, in particolare quelle cirilliche. In una dittatura comunista il popolo è costituito da lavoratori e non da cittadini. Gli uomini producono per alimentare la macchina comunista e reggere il tiranno al potere, che dall’alto del suo genio, si occupa di tutto ciò di cui, secondo la sua visione superiore, il popolo ha bisogno. In questo modo condannare il cittadino al lavoro è anche un modo per assicurarsi il suo prodotto da un lato, la sua alienazione dall’altro. Questo può portare ad una fiducia incondizionata oppure ad una rivoluzione. In Russia, caso volle, si verificarono entrambe.

In Assemblea costituente discussero molto su quale forma inserire e, infine, “fondata sul lavoro” fu solamente il risultato di un compromesso sanguinante tra le varie ideologie politiche. Il risultato fu una Costituzione esangue e un articolo senza senso compiuto.

Quindi già nel 1948 avremmo fatto meglio a cambiarla, ma oggi giorno questa frase risulta completamente anacronistica. Dopo il raggiungimento di traguardi inimmaginabili 70 anni fa, sul piano del progresso, della sociologia e della psicologia, uno Stato fondato sul lavoro sembra una barzelletta troppo datata. Oggi che sappiamo che il lavoro non è necessario per una realizzazione personale e neanche per la coesione sociale e l’insieme del benessere individuale e collettivo. Anzi, l’alienazione, il meccanicismo automatizzato e la mancanza di coscienza  in cui vive la maggior parte delle persone, imprigionate in un sistema che impone ritmi di lavoro inumani, oltre che quasi  più alcuna dignità e interesse, lì dove l’unico obiettivo è divenuto la produzione di qualcosa, il denaro,  che non tende neanche da lontano la mano alla felicità e ai valori universali, sono il principale ostacolo alla realizzazione e l’evoluzione dell’essere umano e dell’umanità tutta.

Questo non vuol dire che dovremmo vivere in una società senza lavoro, ma  semplicemente che il lavoro dovrebbe essere libero, pura espressione della creatività, dell’istinto naturale e dei moti più benefici della ragione. Ciò lo allontana anni-luce dall’essere l’unico fondamento di uno Stato.

Per inciso, nelle Costituzioni degli altri Paesi “evoluti”, dunque ad eccezione di quella staliniana e nordcoreana, non c’è traccia di un pensiero del genere. Alla faccia della costituzione più bella del mondo. Come se l’avesse pensata Leonardo, messa su carta Michelangelo e scolpita Donatello.

   Continuiamo con il 2° comma. Lo so, si dice “comma” per fare complicato.

La Sovranità appartiene al Popolo: fantastico, quale verità più sublime se non quella che nessuno può comandare nessun altro e tutto il potere appartiene ad ognuno di noi. Fin qui, un applauso all’ Assemblea.

che la esercita nei limiti e nelle forme della Costituzione: !!!

può darsi che sia il solo a sentirmi preso in giro, ma se diceste a vostro figlio: puoi andare dove vuoi (wow fantastico), tranne dove ti proibisco di andare (ehh?) . Un figlio di media intelligenza capirebbe al volo che il genitore si stia prendendo gioco di lui facendogli credere di avere una libertà che in realtà non ha, infatti chi impedirebbe al genitore di impedirgli qualsiasi luogo? Niente… Chi potrebbe impedire di limitare qualsiasi tipo di sovranità popolare negli altri articoli della Costituzione? Niente... sigh!

E infatti è proprio quello che succede nel resto della carta più preziosa del pianeta, la formula si ripete di continuo: hai tale diritto tranne dove la legge dice diversamente. Ma con i tranne non si fa una costituzione, si fa un incoraggiamento ad aggirarla. Qualche esempio rappresentativo:

art. 13 : non è ammessa forma alcuna di qualsiasi restrizione della libertà personale se non per atto motivato dell'autorità` giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

art. 18: I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

art. 19: Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché´ non si tratti di riti contrari al buon costume.

Questo articolo è esemplificativo di tutti gli articoli limitati dal buon costume, un concetto assolutamente soggettivo e aleatorio.

art. 23 Nessuna prestazione personale o patrimoniale può` essere imposta se non in base alla legge.

Art. 32: Nessuno può` essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può` in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Molto d’attualità per ciò che concerne i vaccini, che per la Costituzione, non possono essere obbligatori, ma grazie alla stessa Costituzione, basta fare una legge ad hoc e il gioco fatto.
La Costituzione permette di rendere un’azione allo stesso tempo proibita e obbligatoria. I nostri padri costituenti sono dei maghi. Io li chiamerei i magi costituenti.

art. 75: Non e` ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio , di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Già sembra assurdo che in una Repubblica democratica in cui la sovranità appartiene al popolo non esista il referendum propositivo, uno degli strumenti di vera democrazia; ahimè esiste solo quello abrogativo. Visto che nella Repubblica il potere è del popolo e quest’ultimo lo esercita abrogando le leggi, il sillogismo ci suggerisce che l’Italia è una Repubblica abrogativa. Se poi neanche tutti i referendum abrogativi sono permessi, avremo il diritto di sospettare che qualche monarca abbia messo lo zampino nella Nostra Costituzione. In Sicilia si parla di Cosa Nostra intendendo che è una calamità tutta dei siciliani. Facendo scuola la Nostra Costituzione potrebbe essere definita come una calamità tutta degli italiani.

In definitiva la società e gli individui si evolvono continuamente; le leggi che regolano le società dovrebbero evolvere di paro passo adattandosi ogni qualvolta alle nuove realtà, oltre che alle nuove disposizioni per il futuro. Questo si deve tradurre in una continua revisione anche delle Costituzioni, specialmente la nostra che è molto dettagliata e ha bisogno di essere aggiornata ai continui mutamenti, opera della creatività umana e del disegno universale.

 Per il resto è bene evitare di ritrovarsi vittima di un’abitudine pseudo-patriottica secondo la quale la propria Costituzione sia meravigliosa, solamente perché tutti lo dicono, lo stra-ripetono, lo cantano, lo impongono. Solo l’essere cosciente che vive in noi, una volta riesumato, può giudicare con un impareggiabile chiarezza di spirito.

 Ruggero Di Giovanna

 link originale: www.evolfenix.org

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