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Il benessere e la felicità in Occidente oggi

Scritto da Ruggero Di Giovanna. Postato in Uomo sociale

Buona gioia a tutti.

Il benessere e la felicità nella società occidentale oggi.

Pensiamo più o meno tutti, istintivamente e non, che la felicità faccia parte di uno degli elementi più ricercati nella nostra esistenza. Fin dall'antichità, in un modo o nell'altro, l'essere umano ha cercato di perseguire questo fine, che lo abbia fatto in maniera conscia o inconsciamente. Nonostante ciò se c'è un elemento di cui può essere considerata epidemica la nostra noncuranza, in opposizione alla sua importanza, è proprio il significato della felicità, poiché non sappiamo veramente cosa sia questo mistero. Viviamo in balia di emozioni che altalenano tra il gradevole e lo sgradevole, senza avere mai un vero centro di gravità, all'interno, che ci faccia sentire stabilmente sereni.

E qui il legame al mondo politico. La politica è fatta per organizzare una struttura sociale che abbia, o dovrebbe avere, come fine ultimo il benessere e la felicità di tutti i cittadini, e quindi della collettività. La questione del senso della politica quindi è: se non sappiamo cosa sia la felicità, potremmo mai sapere come ottenerla e, addirittura, come imporla

Negli ultimi secoli si è appunto imposta la cultura di un capitalismo liberista, una teoria económica come un’altra, una teoria numerica, che ha allargato però le sue competenze ben oltre i domini matematici, dominando la nostra vita fino ad oggi in tutti i suoi aspetti, aiutata anche dal fatto che la felicità prima era una questione soprattutto spirituale e filosofica e quindi di appannaggio quasi esclusivo, a parte che di alcuni filosofi, delle istituzioni religiose, che via via però sono andate scomparendo dalle strutture sociali e organizzative della vita occidentale, oggi quasi del tutto laiche.

Questa e quell'altra teoria economica hanno dunque imposto una blanda idea, secondo la quale il benessere materiale, venale è il fondamento del benessere reale, e, di conseguenza, che lo scopo primario sia quello di ottenere tale benessere attraverso il mezzo conosciuto più efficace: il capitale, ovvero il denaro; infine questo è divenuto il solo obiettivo, dimenticando di essere uno strumento; per cui, secondo la nuova idea, se ogni abitante del pianeta avesse le risorse sufficienti saremmo tutti felici. Non serve che vi spieghi l’evidenza che la ricchezza non porti necessariamente alla felicità, anzi...

È vero, hanno fatto uno studio secondo il quale la pecunia, fino a un certo punto, non precisamente definito, porti effettivamente a un benessere reale, ma che superato questo limite nessuna ricchezza porti un benessere aggiuntivo né ad un migliore stato di serenità. È anche vero che lo studio ha dei forti limiti riguardanti la soggettività del criterio di benessere. Una stessa ricerca effettuata su delle comunità di monaci eremiti che vivono nella povertà e nello sviluppo spirituale della felicità individuale darebbe sicuramente dei risultati completamente diversi.

Sapete, qualcuno ha elaborato l’idea secondo la quale il camminare è un insieme di eventi catastrofici che si succedono e che si evitano ad ogni fase grazie ad  un intervento salvifico. Avanzando prima di muovere la gamba posteriore, e subito dopo averla sollevata, ci troviamo in una situazione di allarme per il corpo che si ritrova in un momento drammatico volto ad una caduta imminente. Appoggiando il piede si ritrova l’equilibrio…effimero, pronto ad essere infranto nell’istante che segue, attraverso lo stesso meccanismo. Ogni passo è il lieto fine di una catastrofe annunciata e l’inaugurazione di un’altra a seguire. Ora, fin da quando siamo bipedi abbiamo trasferito, forse non per caso, questo modo di pensare alla vita sociale. Ci alimentiamo di problemi da risolvere creandocene sempre di nuovi e facendo attenzione a non restare mai in equilibrio su quattro zampe e senza nessuna catastrofe psicologica in arrivo.

Dov'è pertanto il tempo in cui si gode della vita e del benessere?

Guardiamoci attorno, le persone sono felici? Tu sei felice? Chi è ricco è felice? Quello che sta succedendo, nella nostra società oggi, è una copia a loop che si ripete fin dalle prime passeggiate delle scimmie antropomorfe nella savana. Produciamo cosicché un giorno avremo. Siamo nell’eterna attesa di un benessere sperato. Pratichiamo una religione in cui la felicità è il messia che non arriverà mai. Questo ovviamente non ha senso. Non esiste un momento ideale per essere felici. Il momento è ora e in nessun altro  luogo.

Parecchie persone, tra cui molto ricercatori, osservando per lungo tempo la vita di popoli primitivi che vivono ancora oggi, non solo non hanno evidenziato nessuna differenza nel livello del benessere psicologico di ogni individuo, ma hanno spesso notato come il livello di serenità generale fosse nettamente maggiore e soprattutto più costante rispetto a quello dell’occidentale medio, malgrado tutta l’incapacità di sopperire a dei problemi, anche gravi, che solo il frutto del nostro progresso potrebbe risolvere.

Non è una questione di criticare il capitalismo o qualsiasi altra idea economica, ma il buon senso, e la scienza come vedremo tra un poco, ci mostrano che il paradigma del traguardo sociale deve essere cambiato. In questo momento non siamo di fronte a delle scienze esatte, ma di fronte a delle credenze. Il denaro, che è un mezzo, non può essere un obiettivo; tale è, come abbiamo visto, la felicità. La prima cosa da fare è iniziare degli studi seri e su grande scala su come si possa essere felici, cosa che in parte è già avvenuta, ma abbastanza in sordina.

Un esempio vivente è il Bhutan, un paese dell’Asia, lungo le catene dell'Himalaya, famoso, tra le altre cose, per avere sostituito il prodotto interno lordo con la felicità nazionale lorda. Che si voglia o no quantificare la felicità, sempre che si possa, il solo fatto di renderlo un dovere civico permetterebbe a tutte le forze in gioco di organizzarsi su tale fine, avendo un reale ritorno nel momento presente. Una ricetta socio-economica finalizzata all’accumulo di denaro, potrebbe prendere dei decenni (o dei secoli)  per scoprire se funzioni e se abbia effettivamente contribuito all’aumento della felicità collettiva e, addirittura, non saperlo proprio se non esiste un controllo di ritorno, che è esattamente quello che succede adesso. Le ricette continuano a non funzionare perché il denaro che creano, quando lo creano, non alimenta la felicità, ma un’infinità di fattori spesso imprevedibili che possono anche agevolare il detrimento del sistema stesso.

Cos'è la felicità dunque?

È ormai intrisa nella cultura occidentale una visione edonistica della felicità, identificata con il raggiungimento dei piaceri da un lato e l’assenza di dispiaceri dall’altro. Ed è quello che si fa, risolviamo i problemi per raggiungere l’assenza di sorgenti di infelicità e diamo sazio ai nostri istinti nell’ottenimento di emozioni positive.

Nella realtà è stato ampiamente dimostrato che le emozioni, positive o negative che siano, sono effimere. L'essere umano ha una capacità incredibile di adattarsi a tutto, anche al piacere. Ogni qual volta ottiene un piacere, subito l’emozione scema fino a scomparire. Non è importante a quale livello ci si trovi. Il povero che vede un frutto dopo mesi passati a mangiare pane duro, proverebbe un'emozione simile a quella di un magnate mentre vara il suo nuovo yacht di 86 metri. Entrambi ritorneranno presto a un livello emotivo base caratteristico della propria persona. Il perseguimento delle emozioni piacevoli porta inevitabilmente ad una costante sensazione di disagio e di amarezza, solo temporaneamente nascosta dalle fugaci sensazioni di falso benessere. Allo stesso tempo tale perseguimento porta ad una dipendenza psicologica alle emozioni piacevoli, cosa che possiamo tutti rimarcare nella nostra vita quotidiana. Parecchi studi nel campo della biologia e della psicologia hanno dimostrato che la felicità deve trovarsi al di là delle emozioni, che non sono altro che processi biochimici dipendenti dal nostro cervello,motivo per cui la felicità non dipende da fattori esterni, ma quasi unicamente dalla gestione della propria interiorità. Non sono molti coloro che si sono occupati di capire cosa sia e di come raggiungere la felicità e i pochi che si contano sono soprattutto religiosi o filosofi, le cui idee hanno a volte dubbi risultati pratici e reali associabili alla vita concreta. Tali altri hanno raggiunto stupefacenti scoperte oggi finalmente proposte al vaglio della scienza.
In ogni caso è certo che dobbiamo smettere di occuparci dei mezzi considerandoli obiettivi. Il denaro, la salute, l’occupazione!, la pace. Etc. Questi sono i mezzi e la storia mostra chiaramente come non sia serviti alla nostra felicità e soprattutto non prevedono il senso del presente. Da che ne abbiamo memoria i governanti mettono in pratica idee per raggiungere la pace, la salute, l’occupazione, etc. Questo ha portato spesso ad una corruzione dei valori, per la quale, per esempio, ognuno cerca di raggiungere gli altri mezzi con un solo mezzo, il denaro. O un altro esempio è che si debbano fare infiniti sacrifici per un futuro roseo. Sono migliaia di anni che gli esseri umani fanno sacrifici per le certissime teorie del tal dei tali di turno. Fino a scoperte ulteriori, lo scopo della felicità, quella vera, profonda e duratura, deve essere la priorità prima di ogni politica, a partire da subito, ora, non domani. Deve essere inserita come articolo primo di ogni costituzione, con un organismo di controllo che verifichi tutte le azioni politiche in funzione di essa. Impostare la felicità come valore primo della società ha delle conseguenze enormi. La salute, il denaro e tutto il resto seguiranno di conseguenza nel migliore dei modi. Per fare un esempio, al livello lavorativo, dovrebbe essere assicurato un sistema che permetta a tutti, salariati, imprenditori, volontari… di godere ad ogni istante di una serenità imposta per legge. È ovvio che la società e le regole che la formano si modellano in base ai valori che le sottendono. Per esempio, sempre al livello lavorativo, il sistema liberista permette di utilizzare i lavoratori come macchine inconscienti e…ovviamente infelici. Certo potrebbe essere una scelta del datore di lavoro di essere più magnanimo; nella realtà invece no, perché il sistema creato sui valori del capitale lo obbliga a uniformarsi al resto, pena il fallimento…materiale. Di tutte le svariate conseguenze ne parleremo in un'altro post. Cominciamo a cambiare la società in questo senso, adesso, diffondiamo i valori di cui ho parlato , diamo nutrimento all’albero della felicità e meravigliosi frutti matureranno da soli.

Vi auguro un pieno di felicità. Ciao a tutti.

 Ruggero Di Giovanna

link originale: www.evolfenix.org

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