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L'Eticocrazia

Scritto da Ruggero Di Giovanna. Postato in Uomo sociale

Sono bastati solo alcuni millenni di Storia per insegnarci che le oligarchie non possono funzionare guardando il futuro. Perché una società veramente efficiente dal punto di vista generale del benessere sociale ha bisogno che gli individui che la compongono siano coscienti delle buone azioni che perseguono e che le decisioni siano guidate da una coscienza che abbia maturati i principi che ne costituiscono l'essenza.

Tutti i meccanismi che regolano la comunità non possono avere il "significato del loro esistere" nascosto o proibito alle cellule della comunità stessa, ovvero gli esseri senzienti che ne sono l'essenza.

L'Umanità è un essere che cresce e si evolve. Come un cucciolo di essere umano ha bisogno nel periodo della crescità di essere assistito e guidato senza che esso riesca a percepire inizialmente il significato degli insegnamenti dei suoi tutori, cosi essa Essa ha avuto dei tutori che l'hanno accompagnata durante la sua infanzia, un periodo in cui era necessario avere una o più guide che ne avessero diretto sia gli intercorsi sociali che psicologici. Per questo motivo si sono succedute, nel tempo della sua gioventù, sia delle guide politiche, imperatori, re, tiranni, saggi, sia delle guide spirituali, papi, sacerdoti, guru, sia figure che avevano entrambi i ruoli, faraoni, lama e altri.

 

Filosofi, spiritualisti e scociologi si sono sempre chiesti se i valori morali siano qualcosa di innato o di convenzionale. La storia sembra aver spiegato che siano i due fattori insieme. Ovvero benché esistano dei valori innati c'è bisogno di conoscere le tecniche e i comportamenti per permettere loro di palesarsi indelebilmente alla coscienza e manifestarsi costantemente nella via pratica.

È vero che esistono persone che sono naturalmente più portate ad esprimere la propria etica interiore, ma la maggior parte della popolazione umana vive generalmente un ruolo colmo di azioni, sia fisiche che mentali, automatiche e prive dello spirito e del controllo della propria Coscienza. Questo causa una dipendenza dagli stimoli culturali esterni, per cui il popolo non è più visto come un gruppo di individui ma come una massa uniforme di unità conformi.

Quando anticamente gli uomini passavano la maggior parte del loro tempo per procurarsi il cibo e per cercare di sopravvivere non avevano la possibilità di sviluppare molto le capacità intellettive. Per quanto esistesse comunque un'etica, questa era legato pur sempre al mondo semplice del piccolo gruppo di cacciatori.

È chiaro che un gruppo di pochi individui è più facilmente gestibile di un popolo molto numeroso. Proporzionalmente l'importanza della presenza morale cresce di pari passo.

Una società molto numerosa ha bisogno che gli individui che la costituiscono abbiano un senso alto morale.

 Accordarsi ad esempio attraverso leggi organizzative della società non basta ad assicurare il rispetto di esse; cio che lo permette è un'alta considerazione del valore etico che funge da sostrato alla regola e senza il quale quest'ultima rischia di divenire una costrizione muovente verso un atteggiamento ostacolante alla piche individuale e collettiva cosicché la reazione possa essere di rifiuto e non di accettazione. Μuna comunità nella quale i codici di vita riescono a ben regolare la vita dei cittadini prevede che questi siano felici e consapevoli delle scelte intraprese in linea con i regolamenti comunitari.

Questo processo puo avvenire sia nell'ambito di un regime totalitario che democratico; infatti l'esistenza di “educatori” potrebbe permettere la comprenzione e l'accettazione delle leggi a posteriori.

In una società in cui le genti non hanno la possibilità, per i più svariati dei motivi, di coltivare la propria cultura e intelligenza e quindi di interessarsi alle complesse questioni politiche, diventa un bisogno la presenza di tali educatori, sempre dato per certo che questi agiscano nel bene, ma questa non è che una tappa della NOSTRA umanità; molto oggi è cambiato e i vecchi metodi di educazione e partecipazione alla vita politica sono inadatti. Anche se con moltissime difficoltà oggigiorno la cultura è alla portata di tutti e ciascuno di noi ha la fortuna di poter sviluppare le proprie manifestazioni civiche. Pur sapendo che, soprattutto in periodi di depressione come l'attuale, molti non hanno la possibiltà materiale di non occuparsi altro che della propria sopravvivenza e di quella della propria famiglia, è facile evidenziare come le capacità di comprendere le vicende politiche e anche il semplice sforzo e impegno donati all'interesse nell'interagire con esse attraverso i pensieri personali, siano largamente diffusi, riferendomi in particolar modo ai Paesi più sviluppati intorno al cardine della vita democratica.

La nostra odiernità non è più fatta affinché le persone siano guidate costantemente da educatori e governanti; l'Umanità è abbastanza matura da poter intraprendere il cammino dell'indipendenza, responsabilizzandosi attraverso ogni singolo essere umano. Di certo le probabilità di compiere errori sono abbastanza elevate, errare humanum est, ma l'humanus è sufficientemente acuto ed evoluto da permettersi di mai più perseverare i propri errori. Il popolo DEVE VIVERE la propria organizzazione sociale e decidere di essa. A proposito di ció qualcuno si è posto il problema che a volte le masse non sono capaci di dare un corretto giudizio su certuni temi e sovente è vero; non esclude il fatto che i cittadini possano decidere su chi su come queste scelte di tecnica competenza siano prese.

Nella vita reale non accade spesso. Nel momento in cui scrivo, nell'anno del Signore duemilatredici, nel luogo in cui scrivo, il vecchio Continente, esistono delle forme di democrazia molto instabili, nel senso che in certi casi essa si realizza pienamente, in altri assolutamente no; per lo piú si ammatassano forme ibride da cui non raramente non si riesce a trovarne i nodi. Tra le persone e i gruppi attivi nell'ambito politico e sociale esistono diverse modalità di pensiero e forme di cultura. Tra queste una delle più alla moda, e allo stesso tempo una delle più influenti, stranamente è anche una delle più vecchie e retrograde, figlia di un braccio ideologico malauguratamente fuoriuscito da un sarcofago preistorico riafforarando grottescamente in tutta la sua immaturità e il suo anacronismo. È una mentalità attacata al materialismo e al determismo più schietto in cui il senso morale e umano del popolo non riescono a trovare una loro sede; è anche il pensiero di quel fine che giustifica i mezzi. È il principe machiavelliano, simulatore e gran dissimulatore, un dittatore che non indugia ad utilizzare la forza e la violenza per mantenere il potere e la stabilità sociale, e benché nella teoria egli sia un uomo virtuoso bravo e intelligente, nella pratica si è per lo più rivelato un tiranno che, parafrasando Foscolo, alle genti sveladi che lagrime grondi e di che sangue.

Gli attuali governatori si sentono dei prìncipi virtuosi che lavorano per il bene di tutti, a qualsiasi costo. Tal'ultimo non si esprime esclusivamente nell'ambito economico, ma anche in quello sociale, politico, scientifico, morale e in tutto ciò che progredisce sotto la pulsione delle intenzioni umane. Sono persone spesso dotate di acume, intelligenza e cultura, ma le cui porte mentali predisposte al cambiamento e sensibili alle variazioni dello stato evolutivo della società sono ancora socchiuse e arruginite dal peso degli anni che si portano dietro. Un gigantesco muro si sono innalzati per proteggersi contro le novità della nuova umanità. Sono individui che non riescono a concepire il fatto che una massa di individui possa governarsi autonomamente, questo perché spesso essi hanno conosciuto la gente solo attraverso i libri di storia e molto raramente nella vita reale. Essi ignorano i popoli della nuova era e interpretano oggi i cliché di ieri.

Il loro pensiero si basa sulla concezione che la democrazia non sia (ancora) applicabile pienamente e che sia necessario l'intervento di persone specializzate per poter fare il meglio e subito per la società. In sé quest'atteggiamento non è necessariamente portator di mali, lo diventa nel momento in cui le azioni di tali “tecnici” non siano guidate da capisaldi morali.

Esistono tanti infiniti modi per migliorare la società, tra questi ce ne sono di morali e di immorali. Interrompere uno stato temporale per favorire la sua degenerazione, processo chiamato comunemente crisi, è una di queste tecniche. Le crisi economiche e sociali sono SRUMENTI per ottenere certi obiettivi. Il cinico governatore di vecchia matrice non riesce a percepire i drammi morali di una crisi, vede solo gli obiettivi materiali nella supposizione di un sicuro riequilibrio futuro rigenerante. È innegabile infatti che la crisi porti a numerosi vantaggi nel riequilibrio economico e politico, ma non solo attraverso di essa non si fa che alimentare un ciclo che conurrà a ritrovare i medesimi problemi riadattati alle nuove circostanze e che spingerà a riutilizzare le stesse misure, ma si alimenterà un processo di decadimento morale che separerà sempre più le persone dalle proprie resonsabilità umane che comprendono sia la costruzione di una società eticamente valorizzante e valorizzatasia l'introduzione dei princìpi morali come motore di tutte le attività perseguite.

I governanti fanno sempre da modello e di questo se ne rendono poco conto. Il loro agire in maniera cinica riflette l'immoralità delle civiltà più apparentemente sviluppate.


Il mondo pullula di persone che vivono insieme, non sono che dei lavoratori. Il primo comma dell'art. 1 della Costituzione italiana recita che l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro; ma i cittadini non sono dei numeri tramite cui esprimere il prodotto interno lordo, il quale non rappresenta il criterio di felicità e benessere di una popolazione. La repubblica dovrebbe essere fondata su dei principi etici innanzitutto, in cui il lavoro ha una certa importanza.

Anche se sembra che molta gente sia spinta nel suo da farsi sotto lo stimolo del denaro, in realtà la maggior parte di essa vive in un contesto sociale in cui le vicissituini dell'anima hanno la priorità sul resto, anche in quegli individui che apparentemente possano sembrare molto cinici e freddi. Il benessere psichico procura tanti vantaggi. Quando ci si pone degli obiettivi nati da principi morali probi i risultati sono ben migliori sia per l'individuo che per la collettività. Anche il torvo PIL è fortemente influenzato da una situazione mentale ottimale che permette a tutti i cittadini di ottimizzare le scelte di vita personali sia nell'ambito privato, sia nell'ambito lavorativo e sociale.

Vivere nella diffidenza nei confronti dei propri simili rallenta il progresso sociale. Solo la fiducia in se stessi, nel prossimo e nella società in quanto unico essere concorde può permettere il miglior sviluppo della specie umana in armonia con il proprio habitat, l'universo.

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