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La Sovranità popolare

Scritto da Ruggero Di Giovanna. Postato in Uomo sociale

 La Sovranità è un concetto vecchio come l'uomo. Nella storia della filosofia, si vede spesso questo termine inserito in molti discorsi sulla conquista dei valori, l'emancipazione, l'acquisizione di diritti. Mentre nella storia della realtà lo si nota piuttosto sulla perdita dei diritti; e i cittadini della società contemporanea osservano ogni giorno tali diritti calpestati, come se fossero derubati di qualcosa che gli appartiene per natura.

Sovranità significa potore/diritto (ed anche azione) di sovràno. Dal latino "superanus" "colui o cosa che sta sopra", da super ad, nel senso di sovrastare. Dallo stesso lemma deriva la parola sopràno. Curioso scoprire che la parola superanus non ha un'origine colta, ovvero non la si troverà facilmente in qualche scritto di Seneca o Cicerone, ma piuttosto ha un'origine volgare, ovvero del volgo, il popolino che era sovrastato dai suoi capi. Presso i letterati latini potreste trovare invece più sovente la parola sùddito, da subditus, che non vuol dire sotto il dito, anche se il significato sembri molto appropriato se per dito si intendesse il pollice verso dell'imperatore, ma è la forma del participio passato del verbo subdere, sub-sotto dere-porre/ridurreporre sotto ovvero sottomettere, per cui il suddito è chi è sottomesso da un'entità sovrana.
Infatti se c'è qualcuno che sta sotto, ci deve essere forzatamente qualcuno che sta sopra, che si parli di politica, di sociologia, di ingegneria o di sessuologia.

 

Prologo
Quando l'Uomo primevo precipitò sulla Terra, vide che non era solo. Attorno a lui c'erano altri esseri ed altre entità a lui sconosciuti. Il nuovo mondo era una scoperta continua e un piacere immenso, ma un giorno il giardino paradisiaco sprofondò negli abissi dell'oblio e la Terra gioiosa e ricca che l'aveva accolto divenne un brullo e avverso ambiente in cui uno strano equilibrio biologico regolava la vita di tutti gli esseri viventi, e da cui non si poteva sfuggire se non con la inderogabile dipartita del fragile corpo. La nuova condizione poneva una gamma molto più ampia di scelte da intraprendere. Non bastava più raccogliere i frutti magnanimamente donati da Madre Gaia, ma bisognava procurarsi il proprio sostentamento e bisognava sopravvivere alle avversità dell'ambiente e alle conseguenze della piramide alimentare. Una delle scoperte più importanti è stata il persuadersi che il vivere in società è notevolmente più vantaggioso che restare soliatri. L'individuo dell'Eden era abituato a provvedere a se stesso in tutti gli avvenimenti attorno al proprio vivere ed ogni scelta era dovuta ad un semplice ragionare con se stesso. Egli era un'unità autonoma, sufficiente e necessaria a se stessa, una celllula vivente grazie alla sua integrità come singolo. Individuo è costituito da in e dividuo, ovvero non divisibile. E come tale egli era sovrano di sé, comandava ogni azione del suo essere. Egli era sia il sopra che il sotto, il sopra erano le idee vincenti, il sotto quelle perdenti. L'arrivo di un ambiente avverso e ostile ha spinto diverse cellule/individui a unirsi per creare un organismo più complesso, una società di individui; di natura, essa non è individuo, ma piuttosto multividuo, un'entità divisibile in molte parti, ovvero in tutti gli individui che la compongono. Ciò comportava la convinvenza di idee differenti e quindi di scelte differenti, per i quali si rendeva necessario stabilire delle regole condivise da rispettare in modo tale da far muovere la società come fosse un unico organismo multicellulare, piuttosto che una mandria di cellule impazzite e sregolate, come lo sciame di piccoli pesci che inganna i grandi predatori degli abissi marini facendogli credere di essere altrettanto grande e pericoloso.

 In un contesto di scelte unanimemente condivise, la sovranità si trasferiva dal singolo alla comunità. Però il mondo era molto vario ed incerto ed ogni individuo non era uguale ad un altro, comportando con ciò il rischio di trovare delle idee non condivise e la convinzione di seguire scelte disunanimi. Anche avendo stabilito che ogni decisione dovesse essere presa dalla comunità ogni individuo conservava il potere, oltre che il proprio diritto sovranitario, di allontanarsi da essa e ritornare al vecchio stile di vita. Poi però il progresso sociale e tecnologico ha permesso lo sviluppo e l'affermazione delle specializzazioni. Infatti sembra uno spreco che ogni cellula debba provvedere a tutte le funzioni necessarie alla propria esistenza; così ognuna, meglio ogni gruppo di esse, si specializzava in una particolare funzione, cosicché da compierla nella migliore efficenza possibile. La diretta conseguenza di ciò è uno spezzettamento della sovranità comunitaria ed una sua sublussazione, nella maniera che ogni individuo si ritrovasse costretto a non poter abbandonare la società, oltre che per la sua diretta dipendenza dai vantaggi offerti dalle specializzazioni altrui, anche alla dipendenza altrui dai vantaggi offerta dalla propria. Da questo lontano universo passato ad oggi il concetto di sovranità ha subito pochissimi cambiamenti.
(la storiella che ho esposto, anche se se sembra più adatta ad un contesto biblico, sembra più essere la rappresentazione della vita di un individuo, la sua nascita, la sua infanzia, le trasformazioni adoscenziali e la vita adulta)

SOVRANITÀ E SOVRANITÀ
Si immagini dunque che ci sia un medico, un muratore ed un agricoltore. Sicuramente questi ultimi due, colpiti da una leggera influenza, sapranno come comportarsi e come evitare di peggiorare la propria condizione di salute, quindi di utilizzare il proprio diritto sovrano di decidere per sé, ma al momento di contrarre una malattia sconosciuto e pericolosa, sarebbero ben disposti a rispettare i consigli del medico cedendogli così quel potere decisionale che contraddistingue la propria sovranità. Allo stesso modo il dottore permette senza alcun problema che sia il muratore a costruirgli la sua casa e l'agricoltore a lavorare la terra nel migliore dei modi. La realtà di oggi è una fittissima rete di interlacciammenti, scambi e deleghe di sovranità. Questa non è più il diritto di scegliere per sé, ma il diritto di scegliere CHI sceglierà per chi. Come è evidente ognuno di noi cede tutti i giorni la sovranità a qualcuno, ma ciò che resta importante è il diritto di poter scegliere a chi doverla cedere. Non si può evitare di essere curati da un medico in caso di un grave problema, ma sicuramente si può scegliere quale medico debba essere il nostro salvatore.

In comunità così estese come quelle di oggi lo spezzettamento della sovranità diventa ancora più accentuato. In un paese come l'Italia ci sono 60 milioni di individui e dovendo immaginare a titolo esemplificativo che il nostro sia un sistema chiuso l'intera collettività dovrebbe essere capace di gestire un multividuo di 60 000 000 di cellule, il che non è affatto semplice ed è veramente impensabile che siano esse stesse a dover decidere ogni comportamento e regola della Nazione. È necessario che la comunità SCELGA degli individui che si specializzazzino nella gestione della comunità inseguendo la migliore efficienza possibile. Il corpo umano lascia che ogni cellula gestisca alcune funzioni essenziali, ma poi sono le cellule miocardiche che gestiscono il circolo umorale, quelle cerebrali le funzioni nervose, et cetera. Se ad un certo punto il cuore prendesse l'iniziativa di gestire anche il sistema visivo, non solo renderebbe la comunità cieca, ma toglierebbe energia e risorse alla sua funzione principale rischiando così di fare collassare tutto il sistema. In questo contesto interviene un'altra particolarità del concetto di sovranità: ogni singolo individuo infatti sarà portato non solo a scegliere il proprio sovrano specializzato, ma anche a controllarlo, ma questo è una conquista moderna (in corso) che riguarda le società che si dicono democratiche.

Durante parecchi secoli la parola sovranità non è stata del tutto utilizzata perché era spesso un autarca o un gruppo di oligarchi che esercitava la summa potestas sul popolo. Non si sentiva il bisogno di ricordare alla gente che al comando stava sempre uno, e non era un uno qualsiasi ma un uno nobile e colto. Era un fatto assodato. E bisogna comprendere che in un mondo di analfabeti, come lo si era anticamente, la gente del popolo non immaginava minimamente di intromettersi in campi totalmente ignorati come la politica e l'amministrazione dello Stato. Se oggi ci possiamo permettere di farci coinvolgere così tanto nella vita politica è perché il livello culturale è enormemente più alto di quanto non lo fosse appena qualche secolo fa o anche decennio.

Letto ciò possiamo comprendere come si debba fare attenzione a non confondere il concetto di sovranità nel senso di cedere la presa di decisioni in delega con quello di cedere il proprio diritto a scegliere. Infatti mentre PERDERE il primo tipo di sovranità non rappresenta alcun male, anzi è un grosso vantaggio per la società, PERDERE il secondo è un atto estremamente grave.

Da adesso dirò della sovranità scrivendo del primo concetto come sovranità naturale, del secondo come sovranità sociale e dei due insieme come sovranità assoluta e spiegherò come in realtà la tanta fanfara che sentiamo oggi sulla PERDITA DELLA SOVRANITÀ sia piuttosto un calcolato meccanismo di plagio mentale piuttosto che una difesa dei diritti del popolo democratico e per illustrare ciò riprendo l'aneddoto raccontato a proposito dell'origine della parola superanus, perché spesso troviamo proprio nella genesi delle parole il loro più grande significato.

IL SOVRANO SONO IO
Infatti mentre il termine superanus, come già detto, fu creato dal volgo sottomesso, il termine sovrano viene direttamente dal francese souverain, che un certo Jean Bodin riprese dalla sua forma latina per spiegare il concetto di potere assoluto che superiorem non recognoscens. Ma Jean Bodin non era un piccolo ometto del popolo francese, ma un importante avvocato deputato del parlamento parigino alla corte di Enrico III , re di Francia dal 1574 al 1589 e faceva parte di quella cerchia di favoriti del re chiamati mignons (trad. carini, graziosi). Bisogna sapere che Enrico III aveva una personalità molto particolare.
Figlio di Caterina de Medici crebbe sotto un'influenza di costumi italiani molto dissoluti rispetto alle abitudini della nobiltà francese. Per questo appariva abbastanza effeminato tanto da valergli il sospetto di essere omosessuale, nonostante la sua vita fosse ricca di esperienze molto libertines, in un Paese in cui il Libertinismo si sarebbe sviluppato solo qualche secolo più tardi. Era stupefacentemente pacifista e amava così poco la presenza della nobiltà francese, sia a corte che negli affari politici, che gli fece una campagna ostruzionista talmente ferrea da evirarli completamente dal suo entourage parigino. La sua modestissima voglia di intraprendere guerre lo portò, lui fervente cattolico, a concedere tanti vantaggi ai battaglieri protestanti francesi, gli ugonotti. Era un periodo infatti in cui le fazioni cattolica e protestante si battagliavano aspramente a suon di armi. La sua politica pacifista non solo aumentò le rivalità religiose ma fece anche in modo di inimicarsi i cattolici che si sentivano traditi dal suo comportamento apparentemente filo-protestante. A volte il re, sentendosi provato delle sue attività mondane, si appartava in ritiro spirituale in qualche monastero o nascosta campagna deciso a espiare i suoi peccati.

Come potete immaginare una personalità del genere, addicentesi più ad un guru new age dei nostri anni che ad un monarca di un' Europa in cui regnava la legge del più forte e del più astuto e ogni debolezza era vista come un vantaggio di cui il nemico avrebbe sicuramente approfittato senza alcuno scrupolo, non era ben vista da nessuno e veniva facilmente derisa e ignorata, cosicché la sua figura aveva perso notevolmente di carisma e autorità. Uno dei compiti fondamentali dei suoi ministri era quello di fargli recuperare il giusto potere psicologico e sociale, tale da ritrovarsi più influente nelle vicende del regno imponendo il suo volere e ai nobili e al popolo e ai suoi avversari e ai suoi pari di altre nazioni. È sotto questi obiettivi che l'ottimo Jean Bodin compose il De la repubblique, in cui dedica un capitolo proprio alla sovranità, scrivendone così: assoluta, perpetua, indivisibile, inalienabile, imprescrittibile. Bellissime parole se non fosse che il suo assoluta non fosse riferito al popolo, ma al re di Francia. L'opera è un'apologia del potere di Enrico III, in cui si riconosce che la sovranità spetta allo Stato il quale deve essere governato da un monarca assoluto, il re, in maniera totalitaristica e inattaccabile. Nulla può contraddire la sovranità = nulla può contraddire il Re. Louis XIV, riprendendo la politica assolutista, avrebbe detto cento anni più tardi L'Ètat c'est moi (Lo Stato sono io), che non è altro che l'espressione riassunta di tale concetto, come se avesse detto La sovranità sono io.

È una delle prime propagande politiche su larga scala tramite un libro. Da notare infatti che in un'era in cui si scriveva quasi esclusivamente in latino il De la Republique fu composto interamente in volgare francese, in modo tale da coprire buona parte della popolazione in grado di leggere. Paradossalmente il bisogno di influenzare e plagiare le masse fu uno dei motori che più spinse all'alfabetizzazione del popolo. Come si farebbe infatti a convincere con le parole qualcuno che non sappia leggere?

Sono tantissime le influenze negative che ebbe tale concetto di sovranità nella storia successiva e la monarchia del Re Sole ne è solo un esempio passeggero.

A livello giuridico filosofi e pensatori hanno fatto sempre una gran confusione e anzicché aver evoluto il suo concetto l'hanno alterato così che quasi più nessuno capisce a cosa si riferisca esattamente. e questo è un problema fondamentale. Più spesso invece l'hanno usato per calcolati motivi politici. La parola sovranità è una barca nell'oceano dell'interpretazioni, e dove tira il vento essa va. Anche in un tribunale un magistrato è libero di scegliere il proprio concetto di sovranità e quindi stravolgere l'esito di un'eventuale sentenza. Le sfumature atttorno a questo termine sono tante, non esiste per esso un tutto o nulla, anche se molti per semplicità preferiscono uno di quest'ultimi due.

SOVRANITÀ IN SUB-AFFITTO
Per esempio la Costituzione italiana recita "La sovranità appartiene al popolo", la quale frase può voler dire tutto o nulla. Essa è sicuramente vera ma anche sicuramente falsa. Difatti la sovranità naturale spetta sì al popolo ma ognuno controlla quella di qualche altro, proprio per il concetto delle specializzazioni utili. Non potrebbe neanche essere una sovranità assoluta perché il popolo non sarebbe capace nella sua interezza di gestire l'amministrazione dello Stato. Se per esempio esistesse una forma di democrazia diretta in cui ogni legge e regole fosse stabilita da tutta la popolazione attiva attraverso dei referendum appositi il Paese crollerebbe dopo qualche secondo. Innanzitutto mediamente mancherebbero le capacità e le necessarie conoscenze per svolgere un ruolo d'amministratore, in secondo luogo quanto sarebbe difficile mettere insieme milioni di teste diverse? Ci sarebbe sempre qualcuno che organizzi e quantomeno ponga delle scelte. Anche un sistema maggioritario potrebbe fare solo delle scelte, legge approvata si legge approvata no e non certo discuterne. Ci sarebbe qualcuno che faccia delle proposte di legge; e chi se non colui che sia il più possibile ferrato in materia? ma si ritornerebbe nuovamente al sistema della delega, in cui questa viene sempre affidata ai più esperti ovviamente e di conseguenza la sovranità si restringerebbe nuovamente.

Di contro è sicuramente vero che il popolo possa scegliere i suoi delegati all'amministrazione dello Stato. In questo senso il comma citato dice il vero, quantomeno in teoria. Anche perché dopo seguono le parole che molti dimenticano "nei limiti e nelle forme della costituzione" e tali limiti sono tanti.

Detto ciò sembra assurdo oggi giorno parlare di sovranità popolare in senso assoluto. Che la sovranità assoluta appartenga al popolo è di fatto impossibile.

A causa di tali problemi interpretativi la sovranità è vista piuttosto come il diritto di amministrare il proprio Stato. La chiameremo sovranità amministrativa.

In Italia, come in altri Paesi, la sovranità amministrativa è divenuta una prostituta in continuo sub-affitto. Ovvero  i cittadini scelgono, attraverso un sistema di già molto discutibile, dei gruppi di persone (i partiti) i quali scelgono i propri delegati, che non sono i rappresentati del popolo, in quanto non lo rappresentano proprio e non sono scelti da essi; a sua volta i delegati scelgono i super-delegati (la squadra di governo) che a loro volta scelgono i ministri e i tecnici, che a loro volta scelgono varie figure importanti nel panorama sociale della Nazione.

Qui entra in gioco il fattore importante di cui ebbi accenato sopra. Il potere sovrano del popolo può essere esercitato non solo effettuando la scelta, ma anche cambiandola. Esso dovrebbe avere il potere non solo di formare un governo, ma anche di farlo cadere, nel caso questo non soddisfi le sue aspettative; ma questo in Italia non può avvenire. Il popolo non ha il CONTROLLO sovrano sul proprio delegato, il che significa che durante la legislatura (per legge 5 anni) esso ha PERSO totalmente la sovranità. Il suo momento di rivincita si presenta solo al momento delle nuove elezioni, nelle quali può esprimere la sua contrarietà facendo una scelta diversa di quella di 5 anni prima.

La forza della sovranità sociale starebbe nella sua applicazione costante, perpetua ed inalienabile. E solo questo tipo di sovranità che deve essere difesa a spada tratta. La possibilità perpetua di SCEGLIERE, CAMBIARE E CONTROLLARE.

Gli altri tipi di sovranità possono essere facilmenti donati, in prestito anche a tempo indeterminato, ma non venduti per sempre.

Io ti presto la mia sovranità molto volentieri ma quando un giorno ne sarò stanco ritornerò da te e pretendo che tu me la restituisca

I TECNICI
Negli ultimi tempi si è visto come molti si siano scandalizzati del fatto che la sovranità amministrativa italiana sia stata ceduta ad una squadra di tecnici.

In primo luogo vorrei far notare che la sovranità amministratitva è rimasta in mano al parlamento. Nella pratica è quest'ultimo, composto dai delegati del popolo, che ha votato tutti i provvedimenti proposti dal governo tecnico.

Il parlamento ha avuto tutta la libertà di non appoggiare le leggi in questione, ma non l'ha fatto per dei motivi di cui si discuterà altrove.

Come ho cercato già di evidenziare il problema non sta nel governo tecnico in sé, ma nelle scelte effettuate. Se i tecnici avessero preso in mano le redini del Paese nel migliore dei modi e l'avessero portato in situazione migliore di quella attuale saremmo stati tutti felici di aver ceduto la sovranità a persone così in gamba. Come si è visto e soprattutto vissuto è avvenuto l'esatto contrario, ovvero che mentre i super tecnici trascinavano l'Italia nel baratro della recessione, i cittadini erano assolutamente inermi e i parlamentari se la ridevano fragorosamente, perché sì, a loro tutta questa situazione ha portato dei grandi vantaggi. Infatti hanno redatto tutte quelle leggi che avrebbero voluto già precedentemente inserire, ma gettando il fango del discontento popolare sul governo tecnico e la presenza di tutte queste nuove leggi mal viste dal popolo gli permette di promettere largamente di più in fase di campagna elettorale.

Quindi c'è poco da piangere sul governo tecnico, per quanto disastroso sia stato. Le scelte sono state prese dal parlamento legittimamente votato ed è lì che i cittadiini non devono più commettere errori. Se portate vostro figlio raffredato da un medico che gli prescrive un digiuno di 40 giorni e una terapia a base di chemioterapici siete liberi di rifiutare e cambiare medico. Allo stesso modo quando il medico governo tecnico è arrivato e ha prescritto la terapia Austerity (detta causalmente in inglese perché il farmaco veniva proprio da ambienti anglosassoni) per il figlio Popolo italiano, il papà parlamento ha dato il suo benestare. Mentre un figlio non può cambiare papà un popolo può cambiare i propri aguzzini. Che lo faccia. Come è visibile il problema non è nella cessione della sovranità al governo tecnico, ma nella cessione della fiducia al sistema elettorale.

Si cerchi di vedere questa sfumatura. Bisogna un sistema che permetta al popolo di controllare l'operato dei propri rappresentanti e non un ipotetico rientro di una sovranità persa.

Da qui nasce il secondo punto. Il governo di tecnici. Tecnico è una parola introdotta dai circoli politici più influenti per convincere l'elettore all'accettazione della situazione anomala in maniera docile.

Tecnico è qualcosa di preciso, è scientifico, assolutamente lontano dai voli pindarici dei caratteri psicologici dell'essere umano.
Tecnico è la macchina.
Politico è l'uomo.
Sono due realtà contrapposte, l'una prevedibile, precisa e incorruttibile, l'altra incerta, malleabile, monda.

Per un tecnico 2+2 fa 4 senza altre possibili soluzioni.
Per un politico 2+2 non fa quasi mai 4 e le soluzioni sono innumerevoli, varie e spesso inconoscibili e oscure.

In una situazione politica, sociale, economica instabile la gente sente un senso di perdizione e agogna ad un sentimento di stabilità e di certezza.
E per questo che arriva il tecnico. Egli, o anche esso, è preciso, sicuro e funzionale e non cade vittima delle incertezze e delle instabilità della politica. In quest'ottica anche una scelta ardua può essere sopportata nella speranza che si riveli un buon investimento. Il sacrificio per il meglio.

Oltre agli ultimi avvenimenti del 2011-2013 anche in passato l'Italia ha avuto la presenza di governi tecnici ed ogniqualvolta i provvedimenti presi hanno stravolto il sistema politico, sociale ed economico del paese. Non che i governi legittimi abbiano fatto meglio, ma essi hanno subito dure critiche sia dal popolo stesso sia da altri fonti anche internazionali, in modo che adesso non raccologono più alcuna consenso e stima da parte dei cittadini e sono visti come una calamità da evitare. Da qui nasce l'avversità a che la gestione dell'amministrazione pubblica sia affidata a tecnici.

Sia chiaro: questo è impossibile.

Qualsiasi comunità che si rispetti e che avanzi nel progresso sociale è amministrata principalmente da tecnici. E questa è una fortuna.

Anche in un governo ortodosso, i ministri, che sono quelli che stilano i provvedimenti più importanti, sono quasi sempre tecnici e se non lo sono, se ne circondano per chiedere parere. Le commisioni parlamentari includono dei tecnici e quando chiedono un parere lo pongono a dei tecnici.  Il politico è un gestore, ma non fa l'economista, il giurista, il magistrato, il medico, il biologo etc tutti insieme.

I governi delegano sempre dei tecnici per l'amministrazione del Paese. L'importanza della propria carica sta appunto nelle scelta delle personalità che ricopriranno tale ruolo.
Come ho già spiegato tutta la società è basata sulle specializzazioni e chi si specializza è appunto un tecnico. Se dovessi costruire una casa non chiederei consiglio ad un biologo, ma ad un architetto o ad un ingegniere, che sono i tecnici del proprio settore. Così un politico per scrivere una legge sui protocolli medici in ambito ospedaliero di certo non chiederebbe consiglio a qualcuno che non sia specializzato nel campo medico, e che non sia tecnico in quel senso.

La differenza tra un governo politico ed un governo tecnico è che nel primo i tecnici sono scelti dai delegati del popolo, nel secondo sono scelti da un insieme di forze politiche e extra-politiche, di cui spesso si ignora la natura.

Di conseguenza mostrarsi contrari ad un governo di tecnici per il semplice fatto di essere tecnici si rivela essere una posizione senza un fondamento logico. Piuttosto sarebbe più utile mostrare il proprio dissenso nei confronti di quei tecnici o di quel sistema, o ancora meglio verso chi permette l'instaurarsi di tale situazione.

Lo stesso atteggiamento viene riflesso nei confronti della sovranità in generale. E qui gli studiosi di psicologia di massa inseriscono le leve dei loro marchingegni psico-propagandisti.
Cosa avviene nella testa della più parte di noi?

Siccome mi è stata tolta una sovranità (non so quale) e sono stato male allora rivoglio indietro TUTTA la mia sovranità così starò bene

che è il classico errore del fare di tutta l'erba un fascio. Per chi ha avuto la pazienza di leggere tutto l'articolo sarà chiaro come riavere tutta la sovranità non sia solo impossibile, ma può rivelarsi facilmente controproducente. Non c'è nulla di male nel delegare a qualcuno a lavorare per noi, purché sia qualcuno che lavori nel nostro interesse.
 Il raggiungimento del fine  in questo caso è machiavellicamente più importante del mezzo che si utilizza o meglio della persona o ente a cui ci si affida.

Avendo bisogno di qualcuno che gestisca il mio denaro poco mi interesserebbe se sia esso un ente nazionale o straniero, che sia privato o pubblico, ma che faccia il lavoro nel migliore dei modi, che ci siano degli organismi che possano far rispettare le leggi comunitarie e che in qualsiasi momento possa decidere di interrompere il rapporto e di cambiare facendo altre scelte.

Faccio un esempio pratico: abbiamo visto tutti come la Banca Centrale Europea sia diventata così importante e influente nelle politiche nazionali pur restando assolutamente indipendente dai governi che l'hanno formata. Che una banca indipendente stampi e gestisca il denaro per uno Stato è un fatto che non preoccupa. Se esiste una convenienza e nessuna conseguenza negativa è giusto che i cittadini ne approfittano in modo che la società possa evolversi nel migliore dei modi. Delegare la sovranità monetaria non è un peccato, è invece il non potersela riprendere che non va. I cittadini devono essere nelle condizioni di poter fermare un delegato che impazzisce o che dimostra tutta la sua incapacità. La BCE ha dimostrato più volte la sua incapacità e spesso persegue un comportamento contro-produttivo per i Paesi dell'Eurozona; ma i geni che hanno stilato il trattato di Lisbona non hanno previsto ALCUN mezzo per riparare ai danni causati da un'incapacità della BCE.
In questa sede parlo di incapacità e non di mala fede giusto per semplicità, anche se è ormai noto che spesso le scelte scorrette di certi organismi sono dettate dalla pressione di certe persone influenti o da altri fattori meno noti ma di cui mi levo la fatica del raccontare qui.
Ma checchesia la causa un'azione può essere giudicata indipendentemente da chi ne sia stato il vero autore. E se la BCE non si comporta nell'interesse dei cittadini si deve avere il diritto di poter cambiare la propria scelta.
Questo non vuol dire necessariamente formare una banca nazionale e statalizzata al suo posto. Può anche voler dire scegliere o formare un'altra Banca centrale, oppure cambiare il suo Statuto, oppure ancora cambiare la sua governance. Un delegato che sta in una botte di ferro non è spinto a fare del meglio per il suo delegante, ma se egli vivesse nella condizione del POTER essere buttato fuori alla prima scorrettezza (o comunque subire una reazione negativa a sue spese), forse metterebbe del suo meglio per migliorare il benessere del delegante, che nel nostro caso non dovrebbe essere altro che il popolo.

Nella nostra società esistono diverse sacche di persone immuni alla sovranità sociale, che stanno dentro una botte di ferro e, evidentemente, chi è dentro la botte fa in modo che tutto resti com'è affinché ci possa rimanere, al sicuro dagli umori del volgo. In Italia una di queste sacche è costituita dagli eletti alle politiche nazionali e le botti di ferro si chiamano Madama, Montecitorio ed altre.
Come ho cercato di accennare la sovranità in Italia, ma anche in tutti gli altri Paesi è in mano agli eletti, non al popolo. Se infatti durante i cinque anni della legislatura i cittadini non possono influire in alcun modo sull'operato degli eletti, questo vuol dire che quest'ultimi hanno la piena sovranità senza il rischio di essere defrenestati. Gli eletti sono lo Stato, che per inciso non è il popolo come molti credono. La favola del "Lo Stato siamo noi" fa parte dello stesso meccanismo di plagio mentale. Lo Stato è l'amministratore della Nazione, in questo caso costituito dagli eletti. Basta leggere la Costituzione per convincersene.

Con l'avvento dell'Europa Unita è avvenuto che alcuni pezzi di sovranità si sono spostati dalla sacca nazionale degli eletti agli organismi europei e non dal popolo del singolo Paese all'Europa. Chi ha perduto un po' di sovranità amministrativa non è il popolo, ma lo Stato.

Anzi attraverso l'Unione Europa almeno abbiamo la possibilità di eleggere i deputati del parlamento europeo che possono avere un'influenza sulla ratifica dei trattati internazionali, mentre la Costituzione italiana vieta espressamente che i cittadini vi possano intromettersi in alcun modo.

Di conseguenza quando si grida al "Rivogliamo la sovranità" si appoggia una linea di pensiero oculatamente studiata per una restaurazione del vecchio potere, ovvero ad un ritrasferimento della sovranità amministrativa dagli organismi europei agli Stati nazionali e non ai rispettivi cittadini.

Thomas Hobbes nel suo Il Leviatano del 1651 scritto durante la guerra civile inglese spiega che la sovranità spetta al popolo, il quale elegge un sovrano che governa su tutto e tutti e non solo può legiferare illimitatamente a proprio piacere ma può anche stabilire i criteri di giustizia e di immoralità. I cittadini hanno tutte le libertà tranne quelle negate dal sovrano, che, si figuri, non ha restrizioni nel limitarle. inoltre il popolo non ha il potere di delegittimare il sovrano. Anche Hobbes, come il suo collega Bodin, faceva propaganda cercando di legittimare la Monarchia inglese attraverso il diritto naturale. Come sappiamo il popolo inglese, per diversi motivi, non si è mai interessato veramente alla politica e mai ha esercitato la sua sovranità popolare, eppure il Paese anglosassone è quello in cui maggiormente i politici parlano e difendono la sovranità dei cittadini. Perché? Nella realtà gli inglesi sono stati per lo più una enorme mandria di pecoroni che ogni qualvolta ha seguito il volere dell'autorità più convincente. Essendo che le prediche sulla sovranità fanno sempre effetto, se si vuol convincere un inglese a fare qualsiasi cosa basta dirgli che è per la sua sovranità o se lo ritroverà pronto e armato fino ai denti.
Il lavoro di brainwashing di Hobbes ha seminato frutti che elargiscono risultati ancora oggi.
Infatti non siamo più nel 1650 e i politici inglesi sono sempre lì a difendere con la vita la sovranità dei propri cittadini. La verità è che lo Stato difende il proprio status: la sovranità che vuole mantenere o recuperare è quella che gli permette di esercitare il suo potere sui cittadini e di ottenere piena libertà per i suoi intenti, che siano essi probi o corrotti.

Oggi il sovrano è lo Stato, ovvero gli eletti. I cittadini sono tali solo di fronte alla Costituzione, ma sono sudditi di fronte al loro sovrano, lo Stato, gli eletti. Tale concetto, in Paesi come la Francia, l'Inghilterra o gli USA è molto più accentuato che in Italia.

Le esternazioni pubblicitarie per il riacquisto della sovranità sono per lo più, oltre che strumenti di campagna elettorale, obiettivi per l'ottenimento di un potere maggiore.
Esistono movimenti politici e sociali che gridano allo scandalo della perdita sovranitaria e quasi tutti nascono dall'intento di virare il potere da alcune furbe mani ad altre dello stesso tipo. Appoggiare tali movimenti aiuta la classe di eletti a recuperare l'autorità assoluta sul popolo suddito.

A cosa potrebbe giovare sostituire l'attuale boia con un altro?
La storia vera ci insegna che la sacca degli eletti ha SEMPRE assunto un atteggiamento vizioso, in cui la corruzione e l'interesse personale sono la norma, mentre il sentimento di dovere verso il popolo un'assurda eccezione. Cedere il potere sovrano ad un'entità del genere appare chiaramente un'immonda scelta.

Questo non vuol dire non occuparsi della sovranità, ma di studiare attentamente quale tipo di essa esiga di essere ripresa e quale concessa in delega.

Ritornando agli amici d'oltre-Manica è facilmente osservabile come il sistema di potere del Parlamento inglese si appoggia su un intreccio di fattori che rimandano al mondo della finanza. Ogni deputato detiene un grande potere fin quando può liberamente inserirsi nell'ambiente che gli permette di far fruttare i suoi interessi. Entrare in un Europa sempre più restrittiva nei confronti del mondo finanziario costituisce per il Regno Unito una perdita sul controllo degli affari economici più importanti e dunque avrebbe un notevole peso negativo sul piano in cui il governo è libero di attuare le proprie speculazioni.

I politici inglesi, che tanto scemi non sono, sanno che per evitare un accorpamento sconveniente al Leviatano europeo devono spingere a che sia l'opinione pubblica, il popolo a proibire una loro partecipazione e per questo essi fanno leva sull'argomento principe, la perdita della sovranità. In questo lavoro sono molto agevolati dal fatto che gli organismi europei sono zeppi di persone incapaci che organizzano la Comunità in maniera marcatamente inefficiente e non è difficile per essi mettere in luce le disfunzionalità dell'Unione.

La morale è che si faccia attenzione all'ascolto e all'uso delle parole. È meglio approfittare del silenzio che parlare di sovranità senza specificare null'altro. Il risultato infatti è spesso l'essere trascinati dalle onde di taluni meccanismi psicologici che mirano ad un traguardo che non ci si è mai prefissati di raggiungere, ma che piace molto a chi quei meccanismi li ha messi in moto artatamente e nell'ombra nell'intenzione di ottenere un vantaggio; così come in alcune arti marziali si utilizza la stessa forza dell'avversario per gettarlo a terra, così le autorità elette utilizzano la forza dell'opinione pubblica per rigirarla a proprio favore.

 

Ruggero Di Giovanna

 

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