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La credenza delle opinioni

Scritto da Ruggero Di Giovanna. Postato in Uomo sociale

Sembra quasi scontato che ogni qualvolta ci sia chiesto un parere o ci si senta spinti a darlo, spesso, senza alcuna difficoltà, si riesce a formulare una propria opinione personale. Sembra anche incredibile scoprire che in realtà essa è il frutto di meccanismi che contrastano fortemente con il criterio dell'obiettività e della sincerità.

Per lo più l'opinione personale prende forma nella mente secondo un modello meccanico deterministico al di fuori del controllo del giudizio dell'Io cosciente.

 

Cominciamo con un esempio:

Si ponga il caso che una persona di nome Pensatore1 abbia immagazzinato le seguenti idee nelle sue memorie, chiamate semplicemente : idea A10, idea B11, idea C12, in cui le lettere e numeri rappresentano delle caratteristiche specifiche e che seguono un ordine cardinale di similitudine, per il quale la caratteristica 8 è più simile alla 9 e alla 7 di quanto non lo sia alla 10 o alla 6 e così pure la caratteristica L sia più simile a R di quanto non lo sia a T o a B;

si ponga anche il caso che un altro individuo, tale Pensatore2, abbia immagazzinato le idee: U58, V59, Z60.

Ad entrambi è sottoposta una domanda a cui rispondere obbligatoriamente con una delle due risposte D15 e P42.

Nei circuiti cerebrali del Pensatore1 si metterà in moto un'azione che avvertirà la risposta D15 come familiare (si suppone che Pensatore1, come Pensatore2, misconosce completamente il significato di D,15,P e 42), proprio attraverso un processo di similitudine(sia D sia 15 sono più vicine alle caratteristiche del suo intelletto A,B,C,10,11,12 rispetto a P e a 42). Egli si sentirà sul momento portato dunque a scegliere la soluzione che riflette meglio quello che lui crede come il suo pensiero.

Il pensatore2, attraverso lo stesso meccanismo, opterà per la risposta P42.

Pensatore1 immagazzinerà l'idea D15 nei propri archivi di memoria, ma essa non sarà uguale all'originale, ma sarà ciò che Pensatore1 crede che sia rispetto ai schemi mentali già posseduti. Quindi essa sarà una copia molto sbiadita e personalizzata di D15, che quindi chiameremo D15copia.

Il nostro cervello non ama il caos (salvo eccezioni), per cui D15copia dovrà essere perfettamente sistemata in uno degli infiniti cassetti della memoria, ma per entrarvici come piace alla mente dovrà subire dei ritocchi, che generalmente, sono di due tipi:

  • ritocchi di sottrazione
  • ritocchi di addizione
  1. per mezzo dei primi si toglieranno quei pezzi di caratteristica che non piacciono alla nostra mente e, esattamente come uno scultore che modella un blocco di legno per farne uscire l'immagine desiderata, così Pensatore1 toglierà e modellerà la D15 fin quando acquisterà una buona Gestalt al giudizio del proprio pensiero.
  2. Per mezzo dei secondi si aggiungeranno dei pezzi di caratteristica all'idea per lo stesso fine del primo punto, come un restauratore di opere d'arte aggiunge del colore a quel dipinto ormai sbiadito e mancante di alcune parti. Queste aggiunte provengono sia dall'archivio dei pennelli del nostro elaboratore mentale, sia, più raramente, dal puro senso della creatività.

 Il risultato è la D15copia. Da questo momento in poi Pensatore1 avrà le seguenti idee: A10, B11, C12 e D15copia, come egualmente Pensatore2 avrà P42copia, U58, V59, Z60.

Se Pensatore1 non si porrà più il problema di mettere in dubbio le sue idee, tra cui la D15copia, si troverà obbligato a costruire su di essa altre idee che avranno sempre delle fondamenta errate e per cui perderanno di qualsiasi valore obiettivo, rischiando così di elevare enormi castelli di sabbia su cui adagiare la propria sbiadita vita intellettuale.

Le conseguenze di questo meccanismo sul proprio modo di pensare sono numerose e importanti, ma vi sono da non sottovalutare le altre terribili conseguenze generate dallo scambio delle opinioni. Si immagini infatti che Pensatore1 interlacci un dialogo con un Pensatore3 intorno all'argomento D15. Pensatore1 esternerà tutte le sue intuizioni riguardo all'idea D15copia e Pensatore3 idem riguardo ad una sua personale D15copia2, a cui avrà magistralmente iniettato le operazioni di scultura e pittura. I due persevereranno nel parlare di due idee differenti credendo di parlar della stessa cosa e, ovviamente troveranno nell'altro delle incoerenze evidenti. Se un pescatore giungesse casualmente su un blog sulla corretta alimentazione leggendo che la pesca è un ottimo rimedio contro la stitichezza, potrebbe convincersi che svolgere più frequentemente la sua attività di caccia potrebbe risolvere i suoi problemi di stipsi, oppure, se il suo intestino dovesse continuare a fare i capricci, potrebbe non essere d'accordo con l'autore del blog suddetto ed esprimergli la sua contrarietà.

Nell'ambiente intellettuale delle opinioni si può notare con facilità come le persone non facciano che parlare di categorie diverse dandogli gli stessi nomi.

Tra le altre cause, due degli elementi che favoriscono l'instaurarsi di tale processo sono: l'obbligatorietà della risposta e il sentimento di coerenza o non contraddittorietà.

 L'obbligatorietà della risposta

Il più delle volte ci si sente costretti, per svariati motivi, a rispondere con precisione e subito ad una questione. Quanto volte capita di sentirci domandare: -preferisci A o B?- e si cerca la risposta preferita tramite i meccanismi di cui sopra. In realtà non è detto che la verità stia nell'una o nell'altra risposta. Si potrebbe semplicemente dire – né l'una né l'altra-. Chiunque abbia studiato e applichi a fondo i principi della psicologia profonda sa che la risposta più naturale alla stragrande maggioranza di tali domande è proprio -perora (1) non lo so (2)-. Ho aggiunto il perora perché spesso non si ci regala il tempo di riflettere, come se i nostri processori cerebrali trascendessero il Tempo. Sarebbe tutto più facile e costruttivo se ognuno prendesse il suo tempo senza la vergogna della mancata risposta, è più auspicabile una sterile gogna dei vagheggiatori che un rovinoso ottenebramento dello spirito.

È bene che si cominci a mettersi in discussione in ogni momento, sembra come se tutti soffrissimo di una sindrome di Parsifal nei confronti di noi stessi (la mamma di Parsifal non gli permetteva mai di chiedere “perché”).

 

 Il sentimento della coerenza e della non-contradditorietà

Un'altra credenza molto in voga ci costringe al mantenimento della coerenza delle idee; addirittura alcuni lo fanno proprio come fine necessario. Ma perché mai dovremmo essere costretti a non poter cambiare idea? La coerenza deve essere sì applicata ma nel momento e nel modo giusto. Se tutta una convinzione è basata su un'idea sbagliata è ovvio che il controllo della non-contraddittorietà assoluta ci porterà a perseverare indefinitamente nell'errore.

Pensatore1 scopre nuove idee e si accorge che D15copia presenta delle pecche. L'intestardimento per la coerenza porterà Pensatore1 a rielaborare ancora una volta a modo suo D15copia per adattarla al suo pensiero e allo stesso tempo renderla compatibile con le nuove scoperte. Creerà una D15copia-copia, entrando così nel tragico circolo che porta verso la menzogna e la falsità. Più sarà coerente più sarà propenso all'autoinganno. La coerenza non deve appartenere alle idee personali ma alla Verità assoluta, quindi sono le nostre idee che devono cambiare nel rispetto della coerenza della verità.

 

ESEMPI

Gli esempi nel mondo reale sono numerosissimi e presenti in tutti i domini della sfera umana.

Eccone giusto un paio:

  • A chi non è stata posta la questione politica: sei di destra o di sinistra? Ad una mente allenata appare subito chiaro come dei concetti fissi di destra e sinistra non esistono. Ognuno ha la sua idea destracopia e sinistracopia e, sempre alla mente allenata, gli scontri ideologici tra le fazioni di queste finte opposizioni hanno un sapore misto tra il comico, il ridicolo e l'inutile.
  • Uno degli accadimenti più frequenti è l'adattamento istantaneo alla propria convinzione. Quando i tolemaici scoprirono che tutti pianeti orbitavano intorno al sole, cercarono di calcolare un ipotetico movimento del sole e del firmamento intorno alla terra e quindi dei pianeti intorno ad esso, che per carità è possibile in ottica relativistica, ma chissà quale velocità impressionante avrebbero dovuto raggiungere le stelle lontane anni-luce per disegnare un giro attorno alla terra in soli 365 giorni.

 

Rete pianeta terraOltre che nei campi dello scibile umano la credenza delle opinioni fa strage all'interno del mondo dell'informazione e della didattica culturale. Oggi che viviamo in una società dove chiunque ha la possibilità di esprimere e discutere le proprie idee nel virtuale pianeta del world wide web, essa è diventata un'arma sempre più affilata e sempre più ardua da evitare e per cui rimanere intrappolati. Il rapporto informativo oltre che informatico con la grande fabbrica delle idee della Rete deve essere liberarsi di essa e deve contribuire a costruire un mondo dalla visione ampia (world wide) e creativa e non un mondo selvaggio (world wild) in cui primeggia la confusione e il disordine.

Liberiamoci delle auto-convinzioni e delle auto-credenze.

Ricordo che quello di cui fin qui deve essere sviluppato soprattutto nei confronti di se stessi. Da questo punto di vista non posso che notare come tale concetto sia molto associabile a quello di Umiltà intellettuale che tanti filosofi e religiosi hanno predicato.

L'uomo è sociale e la sua evoluzione, oltre che la sua intervivenza, dipende strettamente dallo scambio intellettuale e culturale. Per questo motivo il corretto sviluppo prevede che il mondo dell'informazione e quello delle opinioni debbano navigare il più possibile sul mare della verità, in cui gli inganni della mente o lo scontro degli illusi non guidano disordinatamente che allo sprofondamento negli abissi della fallacia, da cui sempre più difficilmente si intravede ciò che sta oltre la superficie dell'obiettività. Gli occhi della mente dell'Uomo sono fatti per vedere sopra la superficie di quelle acque e non sotto.

 

Ruggero Di Giovanna

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