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Antisemita!

Scritto da Ruggero Di Giovanna. Postato in Storia utile

Antisemitismo. Una grossa confusione aleggia su questo termine che spesso viene utilizzato con troppa noncuranza e dunque con possibili inique conseguenze, considerando che ormai in molte Nazioni “avanzate”, che si professano difenditrici della libertà di pensiero, esistono leggi che condannano coloro che si macchiano di “antisemitismo”.

 Chiariamo che il punto di vista del legislatore considera l'aspetto razzista del termine, per cui chiunque si dimostri avverso a presunte razze è condannabile, il che mi sembra una meravigliosa conquista della pensiero moderno. Esiste una sola razza, quella umana.

Quello che non è condivisibile è il come, a volte, queste norme siano utilizzate per colpire persone che cercano di esprimere semplicemente la propria opinione senza per nulla manifestare la più piccola forma di razzismo. Le cause di queste azioni anticronistiche, vittime di una senso della persecuzione antidemocratico e bietto, probabilmente spinte da dei poco sani e “misteriosi” obiettivi, saranno ignorate in questa sede.

 I Semiti sono genti che, nella leggenda, discendono da Sem, uno dei figli di Noé. Grazie agli studi antropologici moderni li possiamo oggi identificare con parti di alcuni popoli moderni, quali gli arabi, gli ebrei e coloro che parlano le lingue aramaica o aramica.

In realtà da qualche secolo il termine antisemita esprime oramai un'avversione esclusivamente agli ebrei. Quindi la radice etimologica è stata perduta. Si dovrebbe piuttosto usare il termine “antiebraico”, ma per alcuni non ha lo stesso effetto dispeggiativo, indi si continuerà a dire anti-Semita per dire anti-Ebreo.

 Il problema nasce qui, di fatti la parola ebreo ha ben due significati. 

  1. Uno designa l'origine di sangue, la discendenza storica o, meglio, culturale.

  2. L'altro designa l'appartenenza alla religione ebraica, indipendentemente dalle origini o dalla nazionalità.

 È vero infatti che ogni ebreo d'Israele, di discendenza ebraica, prefessa, obbligatoriamente la religione ebraica, ma non è sempre vero il contrario.

 Essendo dunque che la parola Ebreo abbia due significato è sillogico che anche la parola antiebreo, o antisemita, ne abbia due. Così esistono: 

  1. l'antisemita che è avverso all'ebreo in quanto discendente degli antichi ebrei, quindi, se si vuol parlar come bruti, nel senso della “razza ebrea”

  2. l'antisemita che è contrario alla religione ebraica professata da un ebreo o no

 Essere l'uno non esclude l'altro, ma anche non lo include.

 Se si tiene in considerazione che ognuno, almeno in Europa, è libero di criticare qualsiasi tipo di religione, anche il secondo tipo di antisemita dovrebbe essere permesso. Invece, alcune volte, i magistrati o addirittura i governanti fanno di tutta l'erba un fascio (è il caso di dirlo), cosicchè associando i secondi ai primi e facendo passare un libero pensatore laico per un razzista.

 È il caso della Francia, dove scandali di questo tipo si ripetono, approvati da un'accecata e manipolata opinione pubblica.

 I politicanti occidentali sono riusiciti a creare un terzo significato della parola antisemita, ovvero “colui che critica il governo dello Stato d'Israele”, il che è fuori da ogni logica umana e accettabile. Come dire che se dovessi criticare l'Italia per la sua politica estera diverrei un anticristiano, o un antiortodosso se criticassi la politica di Putin.

In Francia il settimanale Charlie Hebdo è salito alle cronache per le disgrazie verificatosi a danno dei suoi componenti. Una tragedia veramente impressionante.

I francesi sono riusciti a riunirsi nel numero di 3 milioni di persone circa nelle piazze della Nazione, por onorare i morti dell'attentato e per rinnovare l'importanza della difesa nella liberté di stampa. E centinaia di milioni di persone, nella Francia e nel mondo, si sono uniti sotto la bandiera pirata del “je suis Charlie” per partecipare con ardore alla battaglia per la libertà di pensiero.

 

Perché, malgrado il giornale Charlie Hebdo abbia superato di gran lunga i limiti della blasfemia e dell'offesa gratuita, la Francia è un Paese Libero e nessuno ha il diritto di impedire a qualcun altro di esprimere le proprie idee, ancor più di uccidere per tal ragione. Siamo tutti d'accordo. Per questo siamo tutti vicini nel cordoglio dei familiari e nella difesa di tutte le altre figure a rischio di queste abominie.

 

Peccato che i Francesi, burattinati dai media, sembrano reagire in tal maniera solamente quando qualcuno glielo comanda, e non perché abbiano veramente un'ideologia personale che li motivi realmente.

 Lo dimostra l'accanimento giudiziaro che le istituzioni transalpine hanno riservato ad un personaggio molto noto al pubblico francese, un comico satirico dal nome di Dieudonné, che aveva avuto la colpa di manifestare durante i suoi spettacoli, in maniera satirica e molto pungente, la sua contrarietà alla politica guerrafondaia e razzista (a suo dire) dello Stato israeliano, sfociando pur vero in un'estremizzazione delle teorie del complotto.

 Nonostante Dieudonné, all'anagrafe Dieudonné M'bala M'bala, il padre di origine camerunese, non avesse mai mostrato alcuna forma di razzismo, ma piuttosto un'opinione politica recitata, per quanto dura e molto piccante, in forma satirica, è stato attaccato pesantemente dalle autorità, spesso condannato e altrettanto spesso riconosciuto innocente.

 Il ministro dell'interno M. Valls ha addirittura escogitato immoralmente dei sotterfugi amministrativi per poter vietare la rappresentazione dei suoi spettacoli, a volte riuscendoci nonostante il parere contrario addirittura dei tribunali amministrativi locali che avevano dato il via libera. Potremmo parlare di una dittatura pseudo-fascista dove i liberi pensatori contrari al pensiero-sistema sono perseguitati con tutti i mezzi.

 Tutto questo è anche permesso perché nel paese gallico esiste una serie di leggi che permettono la persecuzione di coloro che pensano contro alcune “verità” ufficiali.

Una di queste è la legge Gayssot. Ma già nella Costituzione francese la libertà di stampa non è assicurata. Infatti recitano due articoli:

 X. Nul ne doit être inquiété pour ses opinions, même religieuses, pourvu que leur manifestation ne trouble pas l’ordre public établi par la loi. 
(Nessuno deve preoccuparsi per le sue opinioni, anche religiose, concesso che la loro manifestazione non disturbi l'ordine pubblico deciso per legge)

 XI. La libre communication des pensées et des opinions est un des droits les plus précieux de l’homme : tout citoyen peut donc parler, écrire, imprimer librement, sauf à répondre à l’abus de cette liberté dans les cas déterminés par la Loi. (La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell'uomo: ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, escluso rispondere all'abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge)

 Tradotto in parlabile, vuol dire che possiamo dire, pensare e scrivere tutto quello che vogliamo tranne quello che le leggi ci impongono di non dire, pensare e scrivere. Ma I governi possono emanare tutte le leggi che desiderano contro questà libertà, quindi possono interdire qualsiasi detto, pensiero o scritto.

Dovremmo chiamarla dittatura, ma I francesi preferiscono chiamarla Répubblique.

 Così La loi Gayssot recita in primis che “ogni discriminazione fondata sull'appartenenza e sulla non-appartenenza a un'etnia, una Nazione, una razza o una religione è proibita”.

 Ovvero reintroduce tra le altre cose il delitto di blasfemia, abolito già dai rivoluzionari nel 1789, dunque sia nel caso Charlie Hebdo che nel caso Dieudonné esiste une reato penalmente perseguibile. Solamente che lo Stato, come in una qualsiasi anti-democrazia, fa due pesi e due misure, ovvero gli autori di CH sono degli eroi, Monsieur Dieudonné è un criminale che favoreggia il terrorismo e il disordine pubblico. Proprio quest'ultimo è il cavillo legale che ha permesso di interdire qualcuno nel suo libero pensare, supponendo che le sue azioni o parole possano essere di pericolo per l'ordine pubblico. Mussolini apparentemente ha fatto scuola anche in Francia.

Inoltre i fatti hanno dimostrato con evidenza che il modo di fare di CH ha scosso l'ordine pubblico e alimentato il terrorismo infinitamente più di quanto non lo abbia fatto quello di Dieudonné.

 L'unica differenza legale che salta agli occhi tra i due casi è che M. Dieudonné si è macchiato di un altro grave delitto. Oltre all'essere antisemita è infatti un negazionista dell'olocausto. Infatti sempre la stessa legge Gayssot prevede l'interdizione della teoria revisezionista dell'olocausto, ma non di un qualsiasi olocausto come égalité dovrebbe esigere, ma solamente di quello degli ebrei durante il nazismo, la Shoah.

Infatti se siete in suolo francese siete liberi di credere che i nativi d'America non siano stati mai sterminati ma che ci sia stato un grande suicidio di massa (circa 70 milioni di individui), che il genocidio degli armeni sia solo un'invenzione dei media, che l'Holodomor e i Kulaki siano delle leggende siberiane, che i Goulag siano una fantasia degli americani e insomma che tutti gli altri genocidi della storia siano falsi storici. Salvo uno, la Shoah. Non si può non credere allo sterminio degli ebrei e non si può avere un'opinione su di esso, non è solo una legge, è un dogma.

Fa ridere e piangere il paradosso di tale legge che attraverso la discriminazione vieta la discriminazione. Come un padre alcolista che vieta al figlio di bere.

 Credevo che nelle democrazie la storia fosse studiata e determinata dalla scienza, attraverso un metodo scientifico, e che solo nelle dittature fosse decisa dai governanti della Nazione attraverso il loro libero arbitrio (leggi “i propri interessi”).

Ci dovremmo chiedere dunque se viviamo nella stessa società che diciamo di essere, e se le Costituzioni dei Paesi siano dei capisaldi morali e garanti della democrazia e della giustizia o solo della carta straccia a uso del governante sofista e cachiere di turno.

 La Verità sia con voi e con il vostro spirito

 Ruggero Di Giovanna

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