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Uomo onnivoro o vegetariano? - Parte 1

Scritto da Ruggero Di Giovanna. Postato in Energie e risorse dell'Uomo

 E' necessario per l'essere umano nutrirsi di animali oppure no? Considerato che la decisione finale spetta all'esperienza personale è bene conoscere quali siano le considerazioni sviluppate su tale argomento derivanti dall'universo scientifico, quindi dalle ricerche, e dalle testimonianze ovvero i risultati delle esperienze altrui. Segue un'analisi su tutto ciò che può essere ritenuto importante e di ausilio specialmente in rapporto ad un regime alimentare non carnivoro.

Se ne analizzano in primo luogo gli aspetti scientifici e nutritivi, detti così separati poiché, talvolta, non collimano, fermando l'attenzione specialmente sui prodotti di derivazione animale al fine di capire se essi siano veramente essenziali per il ciclo biologico umano aldilà delle personali scelte alimentari dettate dal gusto e dalla cultura.

Gli argomenti più conosciuti sono quelli vittime del luogo comune, ovvero nel mondo degli onnivori si è fatta ormai consuetudine sapere che la carne sia fonte di proteine, vitamine (B12) e minerali (Ferro) che non sia possibile trovare nel regno vegetale quanto meno in quantità e qualità apprezzabili.

PROTEINE NELLA CARNE E NEI VEGETALI

L'essere umano al fine di  sostenere il corpo bisogna di proteine. Queste sono prodotte dallo stesso organismo a partire dai loro elementi costituenti, gli aminoacidi e la diversa combinazione di questi in lunghe catene molecolari, dette polipeptidiche,  dà origine ai differenti tipi di proteine. Il corpo umano è capace di costruire qualsiasi proteina a lui necessaria una volta presenti gli aminoacidi che bisognano, ma esso non è capace di generare tutti gli aminoacidi utili. Quindi gli aminoacidi che non si è in grado di produrre sono nominati essenziali. Ecco gli elenchi

Gli amminoacidi conosciuti:

Alanina

Cisteina

Acido aspartico

Acido glutammico

Fenilananina

Glicina

Istidina

Isoleucina

Isina

Leucina

Metionina

Asparagina

Prolina

Glutammina

Arginina

Serina

Treonina

Treonina

Triptofano

Tirosina

Sono stati osservati altri tipi di sostanze riconosciuti come aminoacidi, ma non gli viene riconosciuta una importanza fondamentale nel processo proteogenico.

 Aminoacidi essenziali:

Fenilalanina

Isoleucina

Leucina

Lisina

Mietionina

Treonina

Triptofano

Valina

 Nei bimbi anche taurina e cisteina sono riconosciuti come essenziali. La mietionina può essere sintetizzata a partire dalla cisteina con un rapporto di conversione di circa l'80-90%.[1]

Sono detti essenziali perchè l'organismo non è in grado di sintetizzarli e quindi risulta necessario prelevarli tramite la dieta. Essi sono presenti in una enorme varietà di cibi sia di origine animale che vegetale. É assolutamente falsa l'idea secondo la quale la carne contenga aminoacidi che nessun vegetale abbia o che le proteine carnivore siano più "nobili" di quelle vegetali, come vorrebbero far credere i parametri utilizzati dalla FDA(Food and Drug Administration) e dalla FAO/WHO(Food and Agricultural Organization of the United Nations/World Health Organization):

 C.U.D. (coefficiente di utilizzazione digestiva): secondo l'FDA è dato dal rapporto tra azoto assorbito e azoto ingerito (Na/Ni): il CUD è alto per le proteine di origine animale, minore per le proteine di origine vegetale. Ma in tal senso non esistono studi o ricerche fatte sugli esseri umani che possano confermare la validità di queste affermazioni. Forse un certo Dillon nel 1992 ha eseguito queste ricerche, ma a tutt'oggi nessuna traccia dei suoi studi.

 B.V. (valore biologico): percentuale di azoto assorbito che viene utilizzato o più esattamente fornisce una misurazione della quantità di azoto fornita al corpo diviso la quantità di azoto assorbita. BV = (azoto fornito / azoto assorbito) * 100. Il valore massimo è 100 (1g di proteina assunta=1g di proteina assorbita).

I soggetti in esame , dopo un periodo di dieta senza l'assunzione di nessuna proteina, sono alimentati con un livello di proteine rapportate al peso corporeo generale (es.  0.2 g/kg di peso). Analizzando così il bilancio dell'azoto è possibile stabilire la quantità di proteine assorbite, almeno in teoria. Nella pratica, parecchio più complessa, il ciclo e riciclo dell'azoto è influenzato da vari fattori, per esempio l'apporto calorico o l'attività fisica: maggiori sono questi elementi, maggiore risulterà l'indice BV. Oltre al fatto che l'organismo conserva un pool di riserva di aminoacidi che può utilizzare in qualsiasi momento. Negli esperimenti effettuati il BV è misurato in condizioni standard ovvero facendo assumere ai soggetti una dose inferiore al mantenimento (es. 0.2 g/kg di peso), pur sapendo che oltrepassando tale soglia il BV della medesima proteina diminuisce drasticamente, quindi non è costante.

 N.P.U. (net protein utilization = utilizzazione proteica netta): esprime la digeribilità ed il valore biologico della proteina e viene determinata tramite l'analisi della quantità di proteine presenti negli alimenti prima dell'assunzione e nelle feci dopo. La differenza dà la misura di quanto il corpo ne abbia assunto, ma non dice nulla su cosa ne abbia fatto l'organismo.  NPU= CUDxBV espresso in percentuale.

 P.E.R. (protein efficiency ratio = coefficiente di efficacia proteica): basato sullo studio delle curve di accrescimento di lotti di animali alimentati con proteine: indica il guadagno in peso corporeo per ogni grammo di proteina ingerita; ebbene gli animali utilizzati per questi studi sono bovini e pollame. Sembra uno scherzo ma c'è qualcuno che si è divertito ad imbottire erbivori di mangimi animali per fare degli studi da applicare poi sull'uomo. Galilei in questo momento si sta rivoltando nella tomba.

 I.P.C. (Indice Proteico Chimico): è il rapporto tra la percentuale di aminoacido limitante nella proteina in esame e la percentuale dello stesso aminoacido  nella proteina di riferimento, generalmente considerata quella dell'uovo tramite una scelta assolutamente arbitraria. Valoro teorico senza nessun riscontro sperimentale e/o pratico.

 P.D.C.A.A.S. (Protein Digestibility Corrected Amino Acid Score) metodo di valutazione della qualità delle proteine in base alla quantità e alla loro digeribilità. Risultati ottenuti in base a studi effettuati su bambini dai 2 ai 5 anni. E' come consigliare ad una persona di 90 anni di bere molto latte perchè si è visto che altrimenti si rischia la contrazione di gravi deficenze, almeno così è per i bambini dai 2 ai 5 anni. A Galilei sarà venuto un infarto e sarà morto per la seconda volta.

 Ecco una tabella esplicativa della quantità di aminoacidi contenuta in alcuni vegetali:

 

Isoleucina

Leucina

Lisina

Metionina

Fenialalanina

Treonina

Triptofano

Valina

Uovo

393

551

436

210

358

320

93

428

Fagiolo

262

476

450

66

326

248

63

287

Grano

204

417

179

94

282

183

68

276

Patate

236

377

299

81

251

235

103

292

Riso

238

514

237

145

322

244

78

344

Soia

284

486

399

79

309

241

80

300

 I valori sono espressi come mg di amminoacidi per grammo di azoto proteico. (da Chrispeels & Sadava - Biologia vegetale applicata, Piccin, 1996). Come si può ben notare si ha l'intera gamma di aminoacidi e con un buon mixage di elementi di riesce ad ottenere un ottimo equilibrio proteico (es. riso-fagiolo)

 La maggior parte delle carni contiene una quantità mediamente superiore in proteine rispetto ad un piatto vegetale equivalente in peso (fanno eccezione la soia e molte specie di legumi). Il fabbisogno giornaliero di amminoacidi di una adulto medio è calcolato in base ad uno studio promosso dal WHO secondo la seguente tabella:

Fabbisogni di amminoacidi essenziali nell'adulto (Comitato FAO 1973-WHO press 2007): valori in mg/kg/die

Istidina

   

(8-12)*-10

Isoleucina

   

10-20

Leucina

   

14-39

Lisina

   

12-30

Metionina + cistina

   

13-15

Fenilalanina + tirosina

   

14-25

treonina

   

7-15

triptofano

   

3,5-4

valina

   

10-26

totale amminoacidi essenziali

   

84-174

* I valori della prima colonna sono da riferirsi ai dati stabiliti dal Comitato FAO nel 1973, la seconda a WHO nel 2007. Secondo la FAO l'istidina non era essenziale per l'adulto, secondo il WHO sì. Come è ben chiaro si tende ad accrescere sempre più la soglia del fabbisogno giornaliero di aminoacidi.

 Lo studio da cui sono estratti questi dati (http://whqlibdoc.who.int/trs/WHO_TRS_935_eng.pdf) è basato su metodi molto discutibili. Come riconoscono gli stessi autori, questa ricerca è solo un punto di inizio da cui sviluppare meglio la conoscenza in questo campo , ma nulla deve essere preso come assolutamente vero. Pur riconoscendo affidabile il contenuto, il fatto di aver stabilito il consumo proteico giornaliero di certi soggetti dice poco su quanto NE DEBBANO consumare. Andando nello specifico, il consumo di proteine è stato valutato in base al bilancio dell'azoto (semplificando, la differenza tra proteine che entrano nell'organismo e di quelle che escono indica quanto ne siano state trattenute, ma non utilizzate), ma chi ha stabilito che quando il corpo non assume proteine va incontro a qualche deficit? Nessuno. E questo Nessuno ha dimenticato di fare una qualsiasi ricerca sulla carenza di aminoacidi su soggetti vegetariani o similari.

 Esempio: se facessero uno studio sul signor Pinco che ogni mattina mangia una bella ciambella e dodici fette biscotatte con marmellata di fichi, probabilmente concluderemmo che la quantità di zucchero assorbita sarà X al giorno. Sarebbe da consigliare a tutti? o sarebbe meglio fare un'altra ricerca sul signor Panco che invece non assume mai zucchero nella sua dieta perché non gli piace? Uno studioso risponderebbe "ma noi analizziamo centinaia di individui", le statistiche danno ottimi risultati"; a parte il fatto che centinaia di individui sono pochissimi se si considera che sarà applicato lo stesso principio a MILIARDI di persone, ma chi ci assicura che gli individui cavie non siano tutti malati, sia anche un'intera popolazione? Nessuno. É risaputo che sono poche le persone che seguono un buon regime alimentare associato ad una regolare attività fisica anche considerando i canoni WHO/FAO e Codex Alimentarius che sono pessimi.

 É stato effettuato un esperimento [2] condotto su persone volontarie, in cui sono stati valutati gli effetti di un regime dietetico la cui fonte proteica era costituita da alimenti vegetali (grano, mais, fagioli e riso). Dopo 4 mesi i soggetti presentavano tutti un bilancio azotato positivo, come anche il gruppo di controllo alla cui dieta erano stati aggiunti in seguito anche latte e formaggio. Si concluse che il regime strettamente vegano non aveva portato l'organismo ad intaccare il pool aminoacidico di riserva per cui esso riusciva ad assumere la sufficente quantità di aminoacidi per svolgere i suoi compiti.

 Le proteine della carne generalmente sono molto ricche in zolfo, elemento che in eccesso provoca danni all'organismo specialmente alle ossa e non hanno degli ottimi rapporti percentuali per il fabbisogno umano, ovvero, per esempio contengono troppa Isoleucina che porta l'accumulo di nitrati (NH3+) nei tessuti partecipando ad un stato di acidosi in cui si riconosce l'eziologia di parecchie patologie.

Attualmente non esistono studi che possano mostrare l'insorgenza di patologie o deficit di qualsiasi natura da carenze proteiniche in soggetti acarnivori, nonostante il mondo ne conti a miliardi (si ricordino i popoli che non si nutrono di carne non per scelta ma perché non ne hanno!).

 C'è chi non mangia carne da una vita e, fatto inverosimile, è ancora vivo ed in salute. Ci sono popolazioni intere che non si nutrono di carne per scelte religiose (ad esempio i jainisti, i parsi e molti buddisti) e , inverosimile anche ora, non si sono estinte e non sono nane e sottosviluppate fisicamente. Sarebbe anche bello capire come faccia il bue ad essere più forte e muscoloso di 5 esseri umani insieme, lui che è vegano (per non parlare del gorilla).

 É sempre bene ricordare che l'organismo umano si adatta molto facilmente soprattutto nel cambio generazionale.

 a) Ciò che possa essere veleno per il corpo potrebbe non esserlo più dopo decenni di assunzione (magari inconsapevole).

 b) Una sostanza endogena potrebbe non esserlo più dopo anni di assunzione esogena. Si noti ad esempio come le scimmie, (a detta di alcuni) i nostri parenti più prossimi, producono essi stessi la vitamina C, fenomeno che oggi non esiste nell'uomo.

 c) La mancanza di una sostanza "essenziale" potrebbe indurre l'organismo a produrla da sè.

 Queste ultime argomentazioni non hanno ricerche a loro supporto quindi sono da considerare semplici riflessioni dell'autore.

IL FERRO NELLA CARNE E NEI VEGETALI

 Da anni è stato sfatato il mito secondo il quale chi non mangia carne (o spinaci) ha carenza di ferro. Dopo aver constatato che moltissimi vegetali contengono anche più ferro di qualsiasi alimento di origine animale gli scientisti della carnomania hanno spostato l'argomento sull'assimilabilità di questo famoso elemento metallico da parte del corpo umano.

É possibile distinguere due forme di ferro assimilabili dall'organismo : il ferro EMEe il ferro NON-EME. Tralasciando le caratteristiche chimiche per cui si rimanda ad una fonte più specializzata, si può considerare che la differenza principale tra i due componenti è che il primo può essere direttamente utilizzato dall'organismo nei processi ematici, mentre il secondo ha la possibilità di legarsi ad altri elementi ingeriti insieme ad esso cosicché da divenire più o meno reattivo. Il ferro EME è contenuto nelle carni con una percentuale media del 40% sulla quantità di ferro totale , mentre nei vegetali è solitamente inferiore all'1% e, sovente, addirittura assente. La sua assimibilità in genere si registra essere del 20% rispetto al contenuto totale di ferro EME ingerito. L'assimibilità del ferro NON EME è estremamente variabile; infatti questo ha la capacità di legarsi a molte molecole che possono renderlo più o meno digeribile. Ad esempio i fitati (molto presenti nei legumi e nei cereali integrali), il calcio , i tannini (the, caffé, cioccolato) e i polifenoli (vino rosso) ne riducono l'assorbimento, mentre la vitamina C , l'alcool e il retinolo (vitamina A)  lo innalzano esponenzialmente. La presenza di anemia sideropenica è molto accentuata nella popolazione mondiale e si è potuto comprendere che cio è dovuto a diverse cause che non coinvolgono la quantità di ferro ingerita (sia esso EME o NON EME), bensi ai fattori che ne regolano l'assimilazione. Vari studi [3] [4] [5] hanno evidenziato che soggetti facenti una dieta vegetariana o vegana non hanno alcuna deficenza di ferro nell'organismo specialmente a confronto di soggetti onnivori. anzi una dieta vegana permette una maggiore assunzione di vitamine ed elementi favorenti l'assorbimento del ferro ed un ridotto apporto di quelli che lo bloccano o lo riducono. Tra l'altro il ferro NON EME può essere trattenuto dall'organismo in forma legata ed essere utilizzato come riserva nel momento necessario (a parte le riserve di ferritina ed emosiderina ), mentre il ferro EME è altamente reattivo, ed è per questo che viene utilizzato subito, ma quando supera il fabbisogno di quantità scorre lilbero nell'organismo a causare non pochi danni; si ricordi che il ferro è uno degli elementi più ossidanti conosciuti sul pianeta. Sotto questo punto di vista il ferro EME si comporta come una droga: se il corpo è abituato a riceverne costantemente , una volta tolto dalla dieta l'organismo non sarà più ben capace di utilizzare al meglio i suoi meccanismi di riserva. Per questo chi interrompe drasticamente una dieta carnivora può andare incontro a fenomeni di debolezza i primi tempi (una settimana o due), esattamente come chi interrompendo l'assunzione cronica di caffeinici rileva problemi di attenzione e veglia.
Uno studio ha rilevato come un intestino abituato a non ricevere più ferro EME aumenti la sua capacità di assimilare il NON-EME [6] e un altro dimostra come non sia stata mai trovata una differenza significativa dei valori del ferro nel sangue tra vegetariani e onnivori [7]

 Uno studio pubblicato sul British Medical Journal nel luglio 2008 (condotto su 4680 adulti di eta' tra 40 e 59 anni) [8] ha evidenziato un' implicazione del ferro assunto con la dieta nelle alterazioni patologiche della pressione arteriosa, concludendo che il ferro non-eme puo' avere un possibile ruolo nel buon mantenimento dei livelli pressori. E' stato inoltre rilevato che è la carne rossa in particolare  a provocare maggiori anomalie pressorie. In cardiologia sono già da anni ben conosciuti gli alti rischi di un'elevata presenza di ferro e ferritina nel sangue e nei tessuti, specialmente l' EME, che si accumula ( quello in eccesso) nel cuore, oltre nel fegato e nel pancreas (vedere  [9] [10] [11] [12] [13] [14] [15] [16] )

 Non ci si dilunga sulla quantità di ferro contenuta negli alimenti vegetali e animali, è sufficente osservare queste tabelle riassuntive

 

 

 

 

VEGETALI

Ferro in mg/100g

CARNI

Ferro in mg/100g

Lievito di birra secco

18.2

Fegato d'oca

30.5

Cacao

14.3

Fegato, suino

18

Succo concentrato di barbabietola

11

Fegato, ovino

12.6

Semi di sesamo

10.4

Storione, uova (caviale)

11.8

Germe di grano

10

Fegato, equino

9

Muesli

5.6-8.7

Fegato, bovino

8.8

Fagioli secchi

8

Polmone, bovino

6.7

Lenticchie secche

8

Ostrica

6

Farina di soia

6.9

Cozza

5.8

Ceci secchi

6.4

Agnello cotto

3.2

Patate bollite

6

Carne bovina

1.8-3

Pinoli secchi

5.5

Daino e faraona

2.8

Fagiolini

5.5

Cavallo fresco

2.4

Fiocchi d’avena

5.2

Vitello

2.3

Nocciole

4.7

Vitellone

1.9

Grano duro

4.6

Maiale, tacchino

1.4-1.7

Piselli secchi

4.5

Gallina

1.2-1.6

Albicocche, fichi, prugne secche

3-5

 

 

Quinoa

2.8

 

 

Datteri

2.7

 

 

Crema o burro d’arachidi

2.6

 

 

Noci, mandorle

2.5-3

 

 

e le seguenti ricerche [19] [20] [21] [22] [23] [24] che mostrano che una dieta vegetariana non comporta nessun rischio di insufficenza di ferro. É importante ricordare che l'assorbimento del ferro è strettamente legato all'assunzione di fattori che ne coadiuvano l'assorbimento e alla limitazione di altri che lo ostacolano, entrambi precedentemente menzionati.

LA VITAMINA B12

 La vitamina B12, detta altrimenti Cobalamina, è prodotta in natura solo da alcune specie di batteri e da alcune alghe, per cui non sembra facile potersene alimentare. Quanta vit B12 serve?
0.70 grammi è una misura calcolata per eccesso del consumo di vitamina B12 di un soggetto medio nell'arco della sua intera vita! Infatti secondo la CEC(Commision of the European Communities) il consumo medio giornaliero è di 0.2-0.25 μg (microgrammi ovvero 0.00000020-0.00000025 grammi / giorno)[25]. Inoltre essa è ben conservata nell'organismo e la sua emivita è di 1-4 anni [26]. Quindi, nel peggiore dei casi, basterebbe assimilare 9 mg di Vit B12 una volta all'anno. Dove trovare quindi la B12? Sicuramente nella carne dove minime quantità sono lasciate come depositi in particolar modo nel fegato. All'interno del corpo umano ci sono molti tipi di batteri che producono questo elemento, essi si trovano soprattutto nella parte finale dell'intestino, colon e retto. L'organismo riesce ad assimilarne una porzione, ma la maggior parte viene eliminata attraverso le feci, dove effettivamente si trovano molte sostanze utili , non è infatti raro pescare molti animali nell'atto di fare un gustoso picnic con i propri escrementi. Non è questo un invito a metter desco nella vostra toilette. Circa 0,5 µ g di vitamina B12 vengono secreti ogni giorno con la bile, e di questi l’80% viene riassorbito [25].  Potremmo generalizzare che ovunque ci siano batteri ci sia anche vit B12. Ad esempio, sulla superficie dei frutti che sono raccolti direttamente dall'albero è molto probabille rilevare la presenza di microorganismi e quindi di ciò che essi producono, e dunque sarebbe preferibile nutrirsene senza effettuare nessun lavaggio. Purtroppo le abitudini odierne quasi costringono a igienizzare tutto ciò di cui ci si nutre, così però togliendo ciò che potrebbe essere salutare per il corpo.  In realtà una delle principali cause di malassorbimento di vit B12 è la deficenza di una sostanza che legandosi ad essa permette di metabolizzarla, il fattore intrinseco [27]. É proprio la penuria di questo nel tratto basso intestinale che non permette una maggiore acquisizione di vit B12. In ogni caso nessuno ha mai rilevato patologie da carenza di vit B12 in soggetti veg o addirittura fruttariani. Si ricorda anche che la vit B12 è sì contenuta nella carne, ma in quella cruda! E non è facile trovare un onnivoro che mangi carne cruda.

GLI OMEGA 3

 Gli Omega-3 (PUFA n-3) sono definiti come acidi grassi essenziali e gli viene riconosciuta un'importanza non marginale nei processi metabolici dell'organismo umano, specialmente per ciò che concerne il mantenimento dell'integrità delle membrane cellulari. La vitamina F contiene omega-3 ramificati.
Spesso si è messo in risalto come nutrirsi di pesce o simili sia fondamentale al fine di assumere i "buoni" omega-3, detti "a lunga catena" (EPA e DHA), mettendo in ombra quelli di origine vegetale (ALA). Uno studio recente [28] ha ravisato esattamente il contrario ovvero la migliore efficenza di omega 3 si ha nei soggetti che se ne nutrono da una dieta esclusivamente vegetariana. Gli ALA sono trasformati molto facilmente in EPA e DHA secondo le esigenze dell'organismo e il pesce tanto osannato contiene meno omega-3 di quanto si creda, specialmente quello cotto, mentre cibi come lino, canola, noci, soia, alghe, avocado, avena, grano, foglie verdi di alcune piante e portulaca ne sono pieni.

 FINE PARTE 1 

 

Ruggero Di Giovanna

 

 FONTI

[1] Rose, W.C. and Wixom, R.L. (1955). 'The amino acid requirements of man. XIII The sparing effect of cystine on methionine requirement', J.Biol. Chem., 216, 763-773.

 [2] Clark, H.E., Malzer, J.L., Onderka, H.M., Howe, J.M. and Moon, W. (1973). 'Nitrogen balances of adult human subjects fed combinations of wheat, beans, corn, milk, and rice', Am. J. Clin. Nutr., 26, 702-706.

 [3] Gleerup A, et al. Iron absorption from the whole diet: comparison of the effect of two different distributions of daily calcium intake. Am J Clin Nutr 1995;61:97-104.

 [4] Monsen ER, Balintfy JL, Calculating dietary iron bioavailability: refinement and computerization,.J Am Diet Assoc 1982 Apr;80(4):307-11.

 [5] Anderson BM RS Gibson and JH Sabry The iron and zinc status of long-term vegetarian women, Am J Clin Nutr 1981 Jun;34(6):1042-1048.

 [6]Latta D, Liebman M  Iron and zinc status of vegetarian and non-vegetarian males, Nutr Rep Int 1984;30:141-149.

 [7]Helman AD, Darnton-Hill I Vitamin and iron status in new vegetarians, Am J Clin Nutr 1987 Apr;45(4):785-789.

 [8] Hunt J.R. and Roughead Z.K., Adaptation of iron absorption in men consuming diets with high or low iron bioavailability, American Journal of Clinical Nutrition, Vol. 71, No. 1, 94-102, January 2000.

 [9] Craig WJ, Iron status of vegetarians. Am J Clin Nutr. 1994;59, (supplemento), pag.1233-1237

 [10] Tzoulaki I et al., Relation of iron and red meat intake to blood pressure: cross sectional epidemiological study. BMJ 2008; 337: a258

 [11] Salonen JT, Nyyssonen K, Korpela H, Tuomilehto J, Seppanen R, Salonen R High stored iron levels are associated with excess risk of myocardial infarction in eastern Finnish men. Circulation 1992 Sep;86(3):803-11

 [12]Lauffer RB, Iron stores and the international variation in mortality from coronary artery disease. Med Hypotheses, 1991 Jun;35(2):96-102

 [13]Knekt P, Reunanen A, Takkunen H, Aromaa A, Heliovaara M, Hakulinen, Body iron stores and risk of cancer,T Int J Cancer 1994 Feb 1;56(3):379-82

 [14] Ascherio A, Willett WC, Rimm EB, Giovannucci EL, Stampfer MJ., Dietary iron intake and risk of coronary disease among men. Circulation 1994 Mar;89(3):969-974.

 [15] Tzonou A, Lagiou P, Trichopoulou A, Tsoutsos V, Trichopoulos D., Dietary iron and coronary heart disease risk: a study from Greece. Am J Epidemiol 1998 Jan 15;147(2):161-166.

 [16] Tuomainen TP, Punnonen K, Nyyssonen K, Salonen JT, Circulation 1998 Apr 21;97(15):1461-1466 Association between body iron stores and the risk of acute myocardial infarction in men.

 [17] Kiechl S, Aichner F, Gerstenbrand F, Egger G, Mair A, Rungger G, Spogler F, Jarosch E, Oberhollenzer F, Willeit J. Body iron stores and presence of carotid atherosclerosis. Results from the Bruneck Study. Arterioscler Thromb 1994 Oct;14(10):1625-1630.

 [18] J.T. Salonen, T.P. Tuomainen, K. Nyyssönen, H.M. Lakka, K. Punnonen, Relation between iron stores and non-insulin dependent diabetes in men: case-control study British Medical Journal 1998;317:727-730

 [19] Messina VK, Burke KI, Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets. J Am Diet Assoc 1997;97:1317-1321.

 [20] Anderson, B. et al., The iron and zinc status of long-term vegetarian women. American Journal of Clinical Nutrition, n.34, (6), 1981, pag.1042-1048.

 [21] Anderson BM, Gibson RS, Sabry JH, The iron and zinc status of long-term vegetarian women, Am J Clin Nutr 1981 Jun;34(6):1042-8.

 [22] Craig WJ, Iron status of vegetarians. Am J Clin Nutr. 1994;59, (supplemento), pag.1233-1237.

 [23] Worthington-Roberts BS, Breskin MW, Monsen ER, Am J Clin Nutr Iron status of premenopausal women in a university community and its relationship to habitual dietary sources of protein,1988 Feb;47(2):275-9.

 [24] Gibson RS, Donovan UM, Heath AL, Dietary strategies to improve the iron and zinc nutriture of young women following a vegetarian diet. Plant Foods Hum Nutr 1997;51(1):1-16

 [25] Baker SJ & Mathan VI (1981) Evidence regarding the minimal daily requirement of dietary vitamin B12. Am. J. Clin. Nutr., 34: 2423-33.

 [26] Commission of the European Communities (1993) Nutrient and energy intakes for the European Community, Reports of the Scientific Committee for Food, Thirty-first series, Office for Official Publications of the European Communities, Luxembourg.

 [27] Katz M, Lee SK, Cooper BA (1972). "Vitamin B 12 malabsorption due to a biologically inert intrinsic factor.". N. Engl. J. Med. 287 (9): 425–9. doi:10.1056/NEJM197208312870902. PMID 5044916.

[28] Dietary intake and status of n−3 polyunsaturated fatty acids in a population of fish-eating and non-fish-eating meat-eaters, vegetarians, and vegans and the precursor-product ratio of α-linolenic acid to long-chain n−3 polyunsaturated fatty acids: results from the EPIC-Norfolk cohort
Ailsa A Welch, Subodha Shakya-Shrestha, Marleen AH Lentjes, Nicholas J Wareham and Kay-Tee Khaw

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Prime Keto Reviews
0 # Prime Keto Reviews 2018-11-16 13:11
You are a very intelligent person!
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