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Neurotrofismo e plasticità mentale

Scritto da Ruggero Di Giovanna. Postato in Energie e risorse dell'Uomo

E' obiettivo di questo articolo analizzare alcuni aspetti della mente umana a mio avviso molto importanti, alcuni dei quali già ben conosciuti, altri frutto di recenti ricerche, attraverso i quali poter dare alcuni consigli vitali per un ottimo sviluppo delle proprie potenzialità neuronali e per una miglior gestione delle capacità già acquisite, nonché per una saggia protezione alle condizioni di stress e tensione cronici tipici della vita odierna occidentale.

L'elemento da cui si parte è il termine neurotrofismo. Non troppo tempo addietro era creduto che le cellule nervose una volta danneggiate non potessero più ritornare ad uno stato funzionale ed anche che nella fase adulta il corpo umano non fosse più capace di creare nuove cellule nervose e sviluppare nuovi circuiti nervosi. Oggi si è potuto appurare che non solo il corpo scioglie continuamente sinapsi vecchie per formarne di nuove ma risulta anche capace di creare nuove unità neuronali, cosicché possano formarsi in gran misura nuove reti neuronali potenziali. Quest'azione è detta neurotrofismo. E' un processo molto complesso guidato anche da una serie di sostanze chimiche, sia endogene che esogene, che ne agevolano o ne contrastano il meccanismo, come ben ci mostra la psiconeuroendocrinoimmunologia. Qui se ne discuterà l'aspetto psicologico, oltre che per motivi di competenza anche perché la ricerca chimico medica su questo campo è a tutt'oggi in fase embrionale.

 

 

All'interno del cervello ogni qualvolta si apprende qualcosa si forma un circuito, uno schema sinaptico. Più si diviene adulti più conoscenza si acquisisce più copioso è l'insieme di schemi neuronali costituitisi. Si è osservato come la mente (non allenata diversamente) tende a focalizzarsi sui medesimi percorsi, ritrovandosi per cui a visualizzare sempre gli stessi pensieri o azioni. Più un circuito è tracciato più si stabilizza e tende a ripresentarsi cadendo in una specie di circolo vizioso (= il tunnel), un omeostasi che la coscienza ha il piacere di mantenere perché le è gradito il mantenimento di determinate situazioni biochimiche. La coscienza bisogna quindi di un piccolo sforzo per creare qualcosa di nuovo o altrimenti deve ricevere stimoli nuovi da rielaborare. Quando si apprendono nuove conoscenze, insieme alla formazione di circuiti nuovi, si ha una crescita anatomica dell'area cerebrale in cui si muovono tali circuiti. Di contro le aree mai attivate subiscono una decrescita anatomica. Questo indica quanto sia importante insistere nell'esercitarsi in ciò che si desidera compiere: maggiore è l'esercizio più aumentano le potenzialità nel settore interessato. E' lo stesso motivo per cui soprattutto vecchi metodi di insegnamento si concentrano sulla ripetizione ossessiva delle nozioni, come avviene per esempio per i scolari delle religioni musulmane ancora oggi. E' interessante notare come questi meccanismi siano attivati non solamente quando si agisce in prima persona , ma anche quando si è solamente degli osservatori (leggi simulatori). Percepire un'azione equivale infatti a simularla internamente. Ad esempio, osservare attivamente qualcuno che suona il violino sviluppa anche quelle parti cerebrali che sono addette alla funzione motoria specifica atta a suonare materialmente quello strumento. La visualizzazione è in pratica uno strumento molto potente che influenza anche l'aspetto fisico. Secondo M. Erickson un movimento eseguito attraverso la visualizzazione stimola e sviluppa il sistema nervoso , e di conseguenza quello fisico, più dello stesso gesto eseguito realmente. Io aggiungerei che se si riuscisse a fare le due cose nello stesso tempo sarebbe ancor meglio. Al livello biochimico tutto ciò avviene grazie anche a delle cellule denominate “neuroni specchio”, unità che si attiverebbero nell'atto di osservare e attiverebbero il lato motorio dell'osservato. Si osservino due considerazioni importanti: innanzitutto la maggior parte delle “simulazioni” avviene al livello inconscio o subconscio, in secondo luogo ogni stimolo (esterno ed interno) ricevuto provoca una reazione (tranne che in rari casi), specialmente l'esposizione attenta, cronica e protratta a stimoli di qualsiasi natura compartecipa alla produzione di un corrispondente sviluppo neurale, alla modificazioni di tratti della personalità. Da ciò ne si trae un'incredibile conseguenza: è quasi impossibile assistere senza essere influenzati. Esistono sì delle protezioni mentali, dei filtri o firewall se si preferisce, per resistere ad influenze indesiderate ma sono molto difficili da attuare, soprattutto quando il motore dei desideri non è nelle mani della coscienza. Nella pratica quotidiana si pensi a tutte le volte che si guarda la televisione o dei programmi sul web o sul computer. Anche dei spettacoli a teatro o al cinema, o i videogiochi, per non parlare dell'immensa quantità di pubblicità che si è costretti a vedere ovunque, perché, benché non ci si faccia attenzione, il cervello memorizza tutto quello che gli occhi captano e tutto ciò che i sensi avvertono, e parte di ciò lo rielabora senza che la parte conscia ne abbia saputo nulla. Non è necessario che qualcuno ci tenga legati con le palpebre aperte con la forza come Alex in Clockwork Orange. La terapia Ludovico può essere gustata tutti i giorni in una normalissima televisione casalinga; una fondamentale differenza è che in questo caso è più efficace perché il soggetto è inconsapevole e la sua mente è aperta e passiva ovvero più facilmente plasmabile. In questo Orwell è parecchio più intuitivo di Burgess. Un altro esempio degno di nota è l'osannazione della violenza tipico della civiltà Occidentale. La visione costante di atti di violenza, perpetrati anche a fin di bene (vedi gli eroi dei film e specialmente dei cartoni animati) installa nei nostri circuiti schemi che (tra le altre cose) in seguito, nella vita quotidiana, saranno o verranno attivati automaticamente attraverso stimoli precisi che incidentalmente hanno frequenza comune. Più persone condividono questi mobilia psicoemotivi più si crea un circolo resistente da cui è difficile uscire ma in cui è facile entrare, come in un buco nero. Questo processo è molto più reattivo nei bambini, la cui mente è come una terra fertile pronta a ricevere e far crescere semi di qualsiasi natura; non è un mistero infatti che i caratteri psicologici acquisiti nell'età infantile sono molto difficili da perdere o semplicemente da declassare. Ci sono determinate situazioni che favoriscono un adeguato e positivo neurotrofismo. La tranquillità e la serenità sono tra gli elementi basilari da cui partire e le tecniche meditative sono uno strumento molto potente per raggiungerle e fare in modo che l'attività cerebrale rimanga su un ritmo di frequenza elettroencefalografica ottimale. Generalmente si ha un'eccessiva attenzione nella sensibilità esterocettiva, specialmente per i sensi visivi e uditivi (siamo stati allenati così dalla società), e con l'eccessiva quantità stimoli il nostro cervello va in una specie di tilt cronico che si traduce in stress negativo e poi insonnia, deconcentrazione, amnesie, reazioni di sfogo negative e incontrollate, depressione ed infine tutta la varietà di patologie che ne può derivare. Un soggetto in stato di stress registra all'elettroencefalogramma onde celebrali in un range di frequenza detto ritmo Beta (15-30 Hz), in cui vi è il massimo dispendio di energie e il minimo controllo delle proprie facoltà mentali. E' uno stato fortemente negativo. Ebbene, la maggioranza delle persone vive in questo stato, sempre. Esse vivono dei continui cicli stress-sfogo, in cui ad ogni periodo di stress ascendente segue un via di sfogo, che può essere rappresentata da qualsiasi cosa, che gli permette di sostare per pochi momenti in un ritmo non-Beta, per poi far ripartire nuovamente la ruota. Quando lo sfogo non pareggia lo stress si va incontro alla depressione. Lo stadio successivo al Beta è l'Alpha (frequenza 9-14 Hz), che può essere raggiunto da una persona non particolarmente stressata semplicemente chiudendo gli occhi. E' un ritmo in cui il rilassamento e l'autocontrollo sono prìncipi e ciò favorisce le altre qualità umane positive, qualità la creatività e la percezione vera della realtà, specialmente quella interiore. E' attraverso questo stato che le nostre capacità neurotrofiche sono massimali e coscienti. Nel ritmo Theta (4-8 Hz) ad esempio l'attività neurotrofica può essere pure massimale ma non necessariamente cosciente. Il ritmo Theta è generalmente nella fase di dormiveglia, sonno vigile o stato ipnagogico. E' qui che la parte cosciente entra nei sogni e interagisce con essi , poi creando dei pensieri associativi che in futuro saranno difficili da ricordare come veri o come sognati, pensieri che possono essere delle idee geniali, soluzioni a problemi che non eravamo riusciti a risolvere da svegli o semplici ricostruzioni simboliche frutto di preconcetti inaffidabili. Infine il ritmo Delta (1-3 Hz) è il sonno profondo in cui non esiste sogno ed anche lo stato di profonda meditazione o illuminazione. E' uno stato particolare in cui tutte le attività del corpo fanno una pausa, le cellule si rilassano e soprattutto si rigenerano, così anche quelle nervose. Infatti durante questa fase il corpo produce una grande quantità di sostanze , tra cui l'ormone della crescita, atte a rigenerare le cellule e a ripristinare tutte le funzioni fisiologiche, grazie ad una efficace azione del sistema nervoso parasimpatico. Dormire bene significa soprattutto passare per questa fase. Se quando ci si sveglia si è stanchi e stressati si è saltata questa fase. E' importante raggiungere un equilibrio e permettere al ritmo Delta di avere luogo, perché è da un buon risveglio che si può cominciare a seguire le attività che permettono un buon neurotrofismo. Si ricorda che la meditazione è utile per eseguire un ritmo Delta consapevolmente, almeno potenzialmente. Quindi una mente rilassata e svuotata da pensieri è ben più intuitiva e intelligente di una mente sovraccarica e reattiva. Per esempio anche gli scacchisti sanno che per essere al meglio devono pensare il meno possibile e concentrare l'attenzione solamente sulla mossa successiva, e basta. La contemplazione si basa anche su questo principio ovvero osservare un oggetto o un fenomeno o cos'altro e far girare il pensiero solo su quello senza alcun altra distrazione. E' bene sapere che , una volta raggiunto un decente automonitoraggio neuronale e una sveglia attività dei lobi frontali cerebrali, si ha la possibilità di scegliere meglio i percorsi della vita e le scelte della mente seguendo il proprio Io, essendo anche più bravi nell'evitare manipolazioni e condizionamenti esterni. Al costante allenamento delle proprie facoltà bisogna accompagnare una continua,salda e cosciente memoria: ricordarsi di ricordare. A mio avviso è uno dei principali capisaldi dello sviluppo dell'Uomo. Senza il ricordo non esiste niente, almeno in questo mondo di carne e ossa. Ricordarsi di ricordare tutte le volte che si acquisiscono delle informazioni importanti, utili e specialmente positive. Ricordarsi che la memoria ha un suo neurotrofismo e come tale va allenato e accresciuto, ma questo è un concetto vecchio e risaputo. In secondo luogo non aspettare mai e dire “poi , quando ho tempo lo faccio” . La mente si sviluppa sempre ed in ogni momento, anche adesso (con calma). C'è uno stato dell'essere che, su tutti, favorisce enormemente la plasticità mentale e il neurotrofismo: esso è l'Amore. Non solamente l'amore di coppia o carnale , ma l'Amore incondizionato emanato naturalmente da ogni essere vivente in tutte le sue varianti. Proseguendo su questa strada è impossibile non trovare la giusta via. Buon proseguimento.

 

 

 

 

Ruggero Di Giovanna

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