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La parabola delle pecore e il loro custode

Scritto da Ruggero Di Giovanna. Postato in Conoscenza

Homo faber est suae quisque fortunae, tantum cum sapis.

Nel mondo cristiano molti conoscono la parabola della pecorella smarrita, ma pochi sono a conoscenza di una storia raccontata nel mondo sufi parecchi secoli fa ed è quest'ultima che porrò alla nostra attenzione adesso.

 Una volta c'era un uomo che allevava delle pecore e ne faceva latte, formaggi e carne da mangiare. Il gregge era molto numeroso, infatti egli era molto ricco, ma era tanto ricco quanto avaro e dunque non aveva voluto mettere un recinto, non aveva assunto pastori che se ne occupassero e non badava troppo alla loro sussistenza. Conseguenza era che i poveri animali solevano perdersi, finire preda di altri predatori, cadere nei precipizi o semplicemente trovare la propria strada per non tornare mai più. Non di rado capitava anche che, accortisi delle malevoli intenzioni carnivore del padrone, fuggissero da lui non vedendo chiaramente piacevole una loro dipartita per compiacere i suoi gusti culinari. Ad egli non piaceva questa situazione ma non per nulla aveva intenzione di uscire un denaro. Così trovò un'altra soluzione.
La leggenda vuole che quest'uomo fosse anche un mago molto potente.

 Decise di ipnotizzare le proprie pecore e, come prima cosa, le convinse di essere immortali, cosicché non sarebbe stato brutto sgozzarle e mangiarle ed anzi sarebbe stato un piacere. Le convinse anche  che egli era un padrone buono che le amava tutte e avrebbe fatto qualsiasi cosa per loro. Gli fece capire che qualsiasi cosa potesse accadergli non sarebbe accaduta in quel momento, quindi non aveva senso pensarci e crearsi dei problemi. Infine compì la sua opera più immaginifica e diabolica e spiegò ai nuovi ovini che essi non erano per nulla delle pecore, ma altro così che alcune di esse si credevano dei lupi, altre delle aquile, dei leoni, degli uomini e alcune perfino dei maghi.

 Da allora in poi l'astuto mago non ebbe più problemi e le pecorelle attendevano disincatatamente la loro fine.

 Questa crudele ma esplicativa storia mostra uno spaccato della nostra società dai tempi di cui abbiamo memoria fino ad oggi. Le pecore rappresentano evidentemente gli esseri umani, il mago si può identificare o come il Grande Demiurgo gnostico, come Satana, come Dio, come la società stessa, come il Nuovo Ordine Mondiale, come le Eggregore che consumano lo spirito, come il Vostro Io più cinico e materiale o come qualsiasi entità, fisica o spirituale, vogliate credere che blocchi la vostra Essenza, il risultato non cambia. Il problema sta nel fatto che l'uomo si identifica sempre più con ciò che non è, che può essere qualsiasi cosa.  Gli argomenti affrontati in tale leggenda sono vari e molto importanti come attuali. Monsieur Gurdjieff la amava molto ed era solito utilizzarla per spiegare la propria filosofia ai discepoli.

 

1Innanzitutto il tema dello stato di natura. L'uomo senza una guida può trovare la retta via come la dannazione. Si può notare come le pecore in libertà abbiano la possibilità sia di cadere in un burrone sia di sottrarsi alla mattanza diabolica e di trovare un pascolo paradisiaco ove vivere felicemente. È un tema interessante e intriso di tante conseguenze, oltre che lungamente trattato da filosofi, pensatori e mistici,ma non è sviluppato in questa sede.

 

2Il tema dell'immortalità è parecchio delicato. Il mago utilizza una mezza verità per rigirarla a proprio vantaggio. È un'arma a doppio taglio che un giorno potrebbe rivoltarsi contro l'incantatore stesso. Proprio perché ritenute immortali le pecore potrebbero decidere di non voler aver più nulla a che fare con il proprio boia e di occuparsi a preparare la propria esistenza per il trapasso a nuova vita. Molte chiese hanno utilizzato il ricatto dell'immortalità per fare seguaci. La religione cattolica ne è un buon esempio: una volta convinto l'infedele dell'eternità dell'anima pone l'alternativa se passare questa eternità all'inferno o in paradiso. Per  ottenere il lasciapassare per quest'ultimo occorre però una lunga, fedele e partecipativa (leggasi tempo, denaro, intelletto, coscienza e spirito) devozione nei confronti dell'istituzione religiosa. Il messaggio utile è che credere nell'immortalità della propria essenza non deve portare al rinnego della propria esistenza, perché è anche attraverso questa che l'anima potrà ben evolversi nel suo lungo cammino. Questo presuppone che le scelte della nostra esistenza terrena non debbano mai essere delegate a nessun altro.
Tale concetto ha le stesse conseguenze di un meccanismo, in apparenza completamente contrario nel significato, tipico della civiltà moderna (per moderna si intenda dai Sumeri a oggi), ovvero la visione di una totale caducità dell'esistenza. Difatti anche la perdita di ogni fiducia nell'importanza della vita può portare a rifugiarsi in un'alcova che sì, rende schiavi, ma distrae dalla malinconia della brulla esistenza.

 

3 Vedere il mago come essere amorevole consegue a due elementi importanti:
il primo è il fatto che questo atteggiamento toglie ogni preoccupazione o dubbio su ogni azione compiuta da esso nei confronti delle pecorelle, per cui anche nel caso di una decisione che possa sembrare contro l'interesse del gregge si ha la certezza (leggasi fede) della giustizia in essa intrinseca, anche se inconoscibile. La Chiesa Romana, ad esempio, richiede ai fedeli questo atteggiamento nei confronti del Dio-Amore. Se Dio avesse intenzione di ucciderti e nutrirsi di te avrà i suoi buoni motivi.
In secondo luogo, una propensione amorevole del nostro Io permette una larga vulnerabilità di esso nei confronti delle influenze esterne. Ciò può essere sia un bene che un male, dipende proprio dal tipo di influenze esterne, siano esse positive o negative. Dopo aver abbattuto ogni eventuale muro mentale è possibile eseguire un lavaggio del cervello e riprogrammarne i contenuti a proprio piacere. È solo attraverso un rapporto di amore (nel senso più esteso del termine) che lo psicoanalista può ben ipnotizzare il proprio assistito (tranfert) e il Maestro può iniziare il discepolo. Oggi la maggior parte degli strumenti di influenza mentale sono basati sulla cattura dell'attenzione della vittima e sull'apertura mentale dei suoi blocchi psichici tramite uno stimolo delle emozioni. In questo campo films e telegiornali sono re e regina.

4 Spesso non si riesce più a vedere l'esistenza come un processo del Tempo Presente e si tende a vedere gli eventi o come accaduti nel Passato o come a venire nel Futuro. In realtà tutto accade solo e sempre nel Presente. L'uomo ha inventato due nuove entità, per oscuri motivi (forse spinto verso l'illusione), il Passato e il Futuro. Il Passato è un insieme di ricordi che facilita la mente a tenere tutti i pensieri in ordine, il Futuro è un calcolo o ,comunque, una pura immaginazione di come possa essere modificato il Presente. Quando si parla di organizzarsi il Futuro o pensare al Prossimo non si parla altro che di agire nel Presente per modificare lo stesso Presente. Il mago, in maniera molto subdola, nel momento in cui consiglia ai lanosi ovini di non pensare a cosa loro accadrebbe, sta automaticamente instillando loro l'idea che esistono dei mondi temporali separati dal Presente in cui avvengono dei fatti che non sono necessariamente reali. Sta nuovamente rigirando una mezza-verità a suo comodo, ammettendo che non ha senso pensare al Futuro, ma allo stesso tempo facendo credere che le azioni del Presente non abbiamo collegamento con il proprio Destino. E invece appropriandosi della consapevolezza del vivere nel Presente, nel qui-e-ora, che le pecorelle possono liberarsi dal giogo del maligno fattucchiere. Solo quando esse vedranno la luce dell'illusione potranno comprendere di aver seguito un filo della vita tessuto dalla propria coscienza ingannata che le ha già prima destinate alla fine cruenta.

5 Infine il mago trova una soluzione ingegnosa per evitare che il sistema dell'illusione da lui creato possa infrangersi o indebolirsi. Crea delle maschere, dei caratteri, dei comportamenti, ed invita le pecore ad indossarle credendole vere. È grazie a questo che , non solamente il sistema non si indebolisce, ma , autoalimentandosi diviene sempre più grande e sempre più forte. Le pecore-uomini rafforzano proprio quello che dovrebbero distruggere, ma non sanno di farlo, proprio perché dentro l'illusione è difficile guardare al di fuori. Più vivi (o quantomeno fingi) e alimenti l'incantesimo più sarà difficile uscirne e rompere il Velo di Maya. Quando infatti reciti un ruolo irreale, frutto dell'immaginazione, tutto (con la possibilità del quasi) ciò che crei e pensi sarà irreale e sospeso nello stesso mondo fantastico dentro cui navighi ed ogni goccia del tuo pensiero accrescerà questo grande oceano dell'illusione.


È basilare comprendere che l'illusione è qualcosa che riguarda soprattutto il mondo interiore, quello esteriore è poi un riflesso di ciò che viene da dentro. Non bisogna farsi ingannare credendo che l'irreale sia costituito solo da ciò che è materiale, come diffondono molte filosofie e religioni. Il mago ha operato sulle menti delle pecore, non ha modificato il mondo attorno a loro, sono esse stesse che hanno creduto di cambiarlo e vivono di e in questa Credenza. Ognuno di voi potrebbe essere in questa situazione (probabilmente lo è) ma potrebbe non capire di esserci invischiato. Il cammino per scoprire cosa è illusione e cosa no è una delle imprese più difficili, ma in ogni caso la Via da seguire è soprattutto dentro se stessi. Per questo è risultato sempre vano che i conoscitori della verità abbiano cercato di spiegare la conoscenza del mondo reale e di quello immaginario, perché è solo attraverso un lavoro interiore che si può farne esperienza ed è solo quest'ultima che può far comprendere l'Arcano. Il consiglio è quindi quello di ricercare un cammino interiore, non importa quale inizialmente, poi ognuno capirà quello che più gli si addice.
Solo la pecora che comincerà a farsi delle domande troverà delle risposte. E, prima ancora, solo la pecora che cercherà le domande giuste troverà le giuste risposte. E, ancora, solo la pecora che farà esperienza della sua conoscenza potrà andare avanti nel Cammino.
Dunque buon Cammino

 

Ruggero Di Giovanna

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