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Riabilitazione dell'antica scienza

Scritto da Ruggero Di Giovanna. Postato in Conoscenza

Molti scienziati e filosofi moderni hanno spesso sottolineato l'inadeguatezza delle antiche teorie così da scartare le idee di vecchi filosofi perché antiquate e primitive. Infatti dopo le innovazioni degli ultimi secoli essi sono giunti a scoperte che, a loro avviso, gli antichi non potevano concepire non avendone gli strumenti adatti. Questa purtroppo è una visione che accomuna tutta la comunità scientifica moderna, in tutti i campi del sapere, cosicché quando si parla dei grandi pensatori del passato l'abitudine fa sì che essa ne discuta come di un mito o una favola o, nel migliore dei casi, come di un germe incompleto di un futuro pensiero complesso. Una piccola parte di pensatori attuali è invece convinta che non solo le teorie degli antichi filosofi siano più che attuali, ma che addirittura alcune di esse siano talmente aldilà della nostra capacità intellettiva e della nostra sapienza pratica che non siano state ancora comprese e che solo uno sviluppo maggiore della nostra conoscenza potrà farci capire in un indeterminato futuro la grande portata della verità in esse insita. Questa incomprensione nasce da un insieme di errori interpretativi di vasta tipologia, di cui, tra i più importanti, distinguiamo:

 

1. Mancanza di fonti originali

Spesso non si trovano le fonti di prima mano, per cui ci si ritrova a leggere le idee di un pensatore per mano di altri che, volenti o nolenti, danno una loro interpretazione. Si pensi che spesso capita di leggere le idee di un autore per mano dei suoi avversari ideologici, che appunto ne criticano il senso e, probabilmente, lo distorcono.

2. Incomprensioni sul linguaggio

Gli antichi testi non sono ovviamente scritti in italiano, inglese o qualsiasi altra lingua moderna, ma in latino, in greco antico, in sanscrito, in geroglifico e tutta una serie di lingue morte di cui oggi conosciamo una decodifica suscettibile di errori. La maggior parte delle lingue, salvo forse il latino, sono state decifrate grazie alla presenza di traduzioni, più o meno attendibili, di altre lingue morte. Ovvero non esistono certo dizionari o corsi di lingua che gli antichi ci hanno lasciato, per cui lo scambio intellettuale avvenuto tra antiche civiltà ha permesso che molti autori si interessassero allo studio delle lingue, sia fine a se stesso sia per conoscere la cultura altrui e sono essi che ci hanno lasciato nella loro lingua uno stesso scritto originario di un altra cultura. E' dal confronto di due testi uguali, ma in lingua differente, che possiamo dedurre l'una dall'altra. Questo procedimento, come si può facilmente immaginare, può portare a errori di ampia portata. Per fare un facile esempio, tutti ricordano la stele di Rosetta e la decifrazione dei geroglifici egizi ad opera di Jean Francois Champollion. La stele porta un'iscrizione in tre lingue differenti:

a) Geroglifico, la lingua egizia che combina elementi ideografici, sillabici e alfabetici

b) Demotico, una lingua tardo egizia in simboli alfabetici

c) Greco antico

Grazie alla conoscenza sia del Greco che del Demotico lo studioso riuscì a decifrare gli ideogrammi. Ma questo non avvenne in un colpo di genio in una giornata particolarmente illuminante. Ci vollero anni prima mettere a posto tutti i tasselli e , ancora oggi, gli studiosi non sono concordi su molti aspetti delle traduzioni. Questo dovrebbe portarci ad analizzare con guanti di velluto i vecchi testi e ad essere molto cauti nell'interpretazione. Chi ha avuto a che fare con le traduzioni di latino o di greco a scuola sa bene di cosa si parla , dato che raramente capitava di trovare due traduzioni uguali (a meno che non fossero copiate dallo stesso compagno...).

3. Incomprensioni sui significati del linguaggio

Ogni cultura ha sviluppato la propria lingua complementarmente al proprio ambiente e alle proprie esperienze. Per cui ogni linguaggio sviluppa dei termini che in un altro non esistono e viceversa.; per le parole che esprimono oggetti e fenomeni reali non è difficile trovarne un equivalente in un altra lingua o comunque una sua spiegazione con più parole. Per esempio gli eschimesi hanno due parole per dire “neve”: Aput e Qanik. Il primo indica la neve nella terra, il secondo nell'aria. Come è evidente, non abbiamo in italiano due parole corrispondenti, ma riusciamo a spiegarne il significato molto facilmente. Il problema nasce per le parole che hanno un significato astratto, che indicano entità non tangibili, non conoscibili o non conosciute. Ad esempio con il concetto di Ka,Ba e Akh nell'escatologia egizia si fa molta confusione oggigiorno. Si danno delle spiegazioni che si ritiene siano il più vicino possibile alla realtà, ma lungi dall'essere chiare, probabilmente perché non comprese.

4. Pregiudizi di varia entità

Questo è uno degli errori più comuni e stupidi commessi dai ricercatori. Giudicare il pensiero altrui avendo dei pregiudizi sulle sue capacità e sul suo livello culturale e intellettuale porta a non comprendere tutto ciò che va aldilà di questi pregiudizi stessi. Esempio. Se gli egizi avessero conosciuto l'energia elettrica e uno di loro avesse scritto: “abbiamo costruito una batteria che produce energia per illluminare la piramide” uno studioso di oggi, ricoperto di bigottismo e del concetto che sia impossibile che gli egizi conoscessero l'energia elettrica, avrebbe commentato:” la batteria è in realtà un insieme di uomini che pregano, l'energia è la forza spirituale “ così da tradurre”abbiamo formato una batteria di uomini che hanno prodotto l'energia spirituale che ha riempito di saggezza divina la piramide”. Potrebbero farsi mille esempi di tale genere, perché ognuno ha la sua mentalità e i suoi pregiudizi, per cui la varietà di errori di tal fatta è estremamente grande.

5. Conclusioni derivanti da false scoperte

Spesso nella storia della scienza si fanno delle scoperte che poi si rivelano errate o inesatte. Ma talune di esse perdurano per anni o secoli e durante questi periodi gli intellettuali non allineati alle teorie canoniche vengono infangati nel pensiero e nel nome. Esempio: durante il periodo in cui si sosteneva la teoria eliocentrica, quanti testi di filosofi vennero declassati perché reputati improbi?
O anche: sostenere la teoria gravitazionale di Newton ha portato a non considerare minimamente le teorie sulla spiegazione elettrica del sistema solare. A tutt'oggi i famigerati gravitoni non sono stati scoperti e la teoria di Newton ondeggia su un filo sottile, pronta a cadere nelle profondità dell'oblio.
Oppure: quanto sono stati denigrati i sostenitori della teoria dell'etere fino a quando Einstein ne diede conferma chiamandolo “Vuoto”? (Einstein stesso lo chiamò etere e cambio più volte opinione fino a quando decise che il “vuoto” fosse un etere con determinate caratteristiche)

 

Una di queste storie riassume una varietà di errori comuni. Si parla dell'infangamento dell'atomismo antico. Infatti a chiunque venga chiesto parere sull'argomento probabilmente ci si sentirebbe rispondere “ah ah, quelli (gli atomisti) credevano che gli atomi fossero indivisibili, oggi si sa bene che non è così dopo gli esperimenti che lo hanno provato; d'altronde quelli non potevano scoprirlo, non avendo la tecnologia avanzata di oggi...”.

Io mi sento in diritto di poter dire che le teorie atomiche del passato non sono ancora state confutate. Vediamo il perché.

 

Unanimemente si riconosce l'atomismo di Leucippo/Democrito e quello di Epicuro e seguaci. Per semplicità ci si riferirà a quello democriteo, che in realtà è un riassemblamento di varie teorie atomiche per lo più riunite dalle testimonianze di Diogene Laerzio e Aristotele, nonché degli stessi epicurei, poi rielaborato e forse censurato dalla tradizione religiosa pagana prima e cristiana dopo.

 

Democrito pensava che esistesse nell'intero universo che il pieno, paragonabile all'essere parmenideo, e il vuoto, l'equivalente del non essere. A differenza di Parmenide questo dipolo era concepito come una differenza prettamente materiale, non logica. Tutte le cose quindi sono fatte di pieno e vuoto e, se si riesce a dividere qualcosa, è perché esistono spazi vuoti in cui immettere ciò che divide gli elementi pieni. Questo presuppone che il pieno sia qualcosa che non possa essere diviso perché non ha nessun vuoto dentro sé che possa permetterlo. E ovviamente deve esistere qualcosa che rappresenti l'unità del pieno che costituisce tutte le cose.

Questa unità è chiamata appunto atomo, ovvero non divisibile.

Gli atomi si differenziano per caratteristiche quantitative, come forma e dimensione e non qualitative. La varietà delle cose è determinata dall'organizzazione quantitativa degli atomi. Questo sono visti sempre in movimento e in numero infinito.

Secondo Democrito tutto, nell'universo, è composto da atomi, anima compresa.

Alcuni scrittori posteriori, come Lucrezio, vedono una accesa diatriba, forse mai esistita, tra gli atomisti ed Eraclito. Infatti quest'ultimo credeva, tra le altre cose, che tutto, nell'Universo fosse composto di fuoco(la concezione che abbia avuto Eraclito di questo termine è dubbia, ma dato che, sia i greci che i latini, utilizzavano questo termine per spiegare l'essenza sia dei fulmini che dei basilari fenomeni elettrici da loro conosciuti, si può concludere, sempre con riserva, che intendessero l'energia).

In apparenza sembra una visione opposta, ma sempre Einstein ha dimostrato, tramite la teoria dell'equivalenza materia-energia (E=mc2), come abbiano ragione sia gli uni che l'altro.

Tralasciando i vari aspetti dell'atomismo e soffermandosi sul solo concetto di atomo si vedrà come il tempo abbia cancellato il suo originale significato.

E infatti scavalcando parecchi secoli che si giunge ai primi anni del 1800 dC, dove un chimico inglese che eseguiva studi sul comportamento dei gas volle riprendere la teoria atomica per spiegare i risultati delle sue ricerche. Egli era John Dalton e la sua teoria atomica cercava di spiegare principalmente il perché dei gas si miscelassero sempre con le stesse proporzioni per formare un determinato composto. Ad esempio l'acqua è composta sempre da una miscela che vede un rapporto di idrogeno/ossigeno di 2 a 1. Egli ipotizzò che le particelle di idrogeno fossero diverse da quelle di ossigeno e solo la loro speciale combinazione poteva dare luogo alle molecole d'acqua.

In seguito a lunghe ricerche e sperimentazioni egli concluse che:

  1. una sostanza pura (come l'idrogeno o l'ossigeno) fosse costituita da particelle tutte uguali, con stessa massa e caratteristiche. Ad esempio è l'idrogeno composto unicamente da particelle di idrogeno.

  2. ogni sostanza pura avesse proprie particelle differenti dalle altre, specialmente nella forma e nella massa. Ad esempio le particelle di idrogeno sono differenti da quelle dell'ossigeno.

  3. I composti sono costituiti da molecole formatesi da combinazioni di particelle pure tramite rapporti matematici precisi. Ad esempio l'acqua è sempre costituita da molecole di due particelle di idrogeno ed una di ossigeno

 

E fino a qui incliniamo i cappelli al grande contributo di Dalton allo sviluppo della scienza. Purtroppo dopo egli arrivò a delle conclusioni personali poco scientifiche che hanno poi fatto confusione con le vecchie teorie. Ma non si ha nulla contro lo studioso di Manchester, errare humanum est, piuttosto contro chi ha creato castelli di carta sulle sue conclusioni errate.

È comprensibile infatti come a Dalton, pensando a queste particelle primordiali, siano venuti subito in mente gli atomi democritei.

E proprio qui sta il suo più grande abbaglio:

LA DECISIONE DI CHIAMARE LE PARTICELLE DA LUI IPOTIZZATE “ATOMI”.

Quindi ecco le principali conclusioni sbagliate:

  1. La materia è costituita dalle particelle suddette, chiamate atomi

  2. Suddetti atomi sono indivisibili e indistruttibili

Si può notare come queste siano affermazioni dettate dalla fantasia più che da studi sperimentali e io credo che sia stato il suo tentativo di far collimare la sua teoria con quella degli atomisti antichi a farlo cadere in errore. La materia è sicuramente costituita anche dalle particelle studiate da Dalton, che oggi chiamiamo erroneamente atomi, ma si sa anche che queste particelle non sono né indistruttibili né indivisibili. Quindi sbagliò Dalton a chiamarle atomi creando così questa sovrapposizione di significati tra il concetto democriteo e quello moderno, evidentemente differenti. Dalton quindi non ha visto giusto e, in tal senso, ciò non fu dovuto alla sua famosa patologia oculare.

Ciò che continua a stupire è come successivamente gli scienziati abbiano sempre insistito su questo errore, oggigiorno stesso. Per una mente scientifica era logico, una volta scoperta la divisibilità degli atomi daltoniani, comprendere l'errore di Dalton.

 

Ovvero il ragionamento esatto è il seguente:

abbiamo scoperto che gli atomi non sono indivisibili, dunque concludiamo che:

  1. Dalton errava a chiamarli atomi e ad associarli a quelli democritei

  2. Le particelle chiamate atomi da Democrito e dagli altri filosofi antichi, definite indivisibili, non sono state ancora scoperte, sempre che esistano.

 

Invece, molto tristemente, ci si sente ripetere:

abbiamo scoperto che gli atomi non sono indivisibili, dunque concludiamo che:

  1. Gli antichi filosofi atomisti si sbagliavano, le loro teorie sono false alla base, per cui ne abiuriamo anche tutte le conseguenze.

 

Ognuno adesso può farsi un'idea di come sia facile cadere in errore nell'atto di criticare le idee altrui. Questo elaborato fa riferimento al confronto con le idee passate, mettendo in guardia dal pericolo di totale distorsione della realtà al quale si va incontro nell'atto di esaminare le filosofie del passato, e che quindi dovrebbero essere riesaminate sotto una luce meno scientista, ma vuole anche essere un monito a restare molto cauti nel giudicare qualsiasi idea, che sia quella del più rinomato scienziato del pianeta o quella del vicino di casa.

 

 

Ruggero Di Giovanna

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